domenica 18 settembre 2016

La vittoria di Pirro del Sindaco Grazi


Il Sindaco di Torrita di Siena in questi giorni ha indetto una conferenza stampa in cui ha esposto una sorta di “lista della spesa” da fare con i soldi risparmiati dalla gestione dell’accoglienza dei migranti sul territorio torritese. Non mettiamo in discussione l’utilità  di uno scuolabus e dei defibrillatori, ma contestiamo il metodo ed i compromessi necessari per arrivare a fare questo tipo di spese.
Il Sindaco dovrebbe spiegare perché dopo che il suo partito amministra da tempo immemore il Comune di Torrita di Siena, la Provincia, la Regione e attualmente si trova al Governo, un amministratore comunale sia costretto, senza avere altre alternative, ad accollarsi una decina di immigrati (che nel caso di specie non sono scappati da nessuna guerra) per acquistare dei beni di grande importanza per la popolazione sarebbe opportuno spiegare perché siamo arrivati al punto di non avere risorse proprie per fare questo genere di acquisti e come sono stati gestiti dal suo partito,in questi anni e nei precedenti, i fondi del Comune di Torrita di Siena.
Siamo inoltre costretti a domandarci se l’amministrazione sarebbe stata in grado di garantire questi servizi essenziali senza, per così dire, un simile aiuto esterno.
A nostro avviso, un Comune che si rispetti dovrebbe garantire servizi scolastici e sanitari all’altezza della situazione per i propri cittadini, senza dover per forza accogliere chiunque indiscriminatamente e senza il bisogno di “fare la cresta” sui soldi stanziati per i richiedenti asilo.
Ci sono sindaci che cercano di opporsi a questo sistema ed altri che ne fanno parte, il sindaco Grazi in perfetto stile renziano ad oggi è tra questi ultimi.

domenica 11 settembre 2016

Vandalizzazione della sede di CASAGGì Valdichiana


Qualche balordo con il favore delle tenebre si è divertito ad imbrattare il portone della nostra sede con le uova ed una bomboletta.
Non vogliamo spendere troppe parole per condannare il gesto in sè, evidentemente frutto della frustrazione di qualche disadattato incapace di venire a contestarci nel merito alla luce del sole. Vogliamo, invece, sottolineare come questo atto (non il primo, ma il più eclatante) non sia altro che il frutto del clima da anni di piombo che una certa sinistra con la complicità delle istituzioni ha alimentato in questi giorni.
Le principali responsabilità politiche e morali di questo attacco sono da imputare ai sindaci ed ai consiglieri regionali che hanno inopportunamente partecipato in veste istituzionale alla manifestazione di domenica scorsa. I gonfaloni comunali e le fasce tricolori sono servite a far sentire legittimata la "piazza" (o quanto meno una parte di questa) a comportarsi secondo il proprio istinto,a dispetto delle regole fondamentali della civile convivenza episodi simili accaddero quattro anni fa in concomitanza con la nostra inaugurazione,quando tutta la platea degli allora amministratori locali scese in piazza a protestare contro di noi. Questi sono i risultati.
Ad ogni modo non sarà il gesto penoso di qualche disadattato ad intimidirci. In questi anni abbiamo prodotto una quantità di iniziative che spaziano dalla cultura al sociale,tutte riuscite con grande successo. Costoro al contrario sono spariti per poi sbucare momentaneamente nella notte a dar prova della loro reale natura.
Alla fine dei conti ognuno sarà ricordato e valutato per ciò che ha realizzato. A dover chinare la testa non saremo di certo noi.

venerdì 9 settembre 2016

Perché Lucio Battisti piaceva agli anticonformisti (a destra)


da barbadillo.it


Nessuna appropriazione indebita. Lucio Battisti non è mai stato di sinistra. È sempre stato considerato un uomo libero, fuori dagli schemi dei «cantautori impegnati», amato senza secondi fini soprattutto dai non allineati e dai ragazzi di destra. Mai stato militante, il cantautore ha anche donato una canzone ai giovani del Msi del circolo «Il quadrato» di Ancona, alla fine degli anni sessanta, come ricostruito dallo studioso Marco Valle.

Perché questa premessa? Perché l’accostamento del cantante del «Mio canto libero» alla destra è costato caro ad una studentessa di scuola media a Genova. «Lucio Battisti era fascista», ha detto in classe. La reazione? Un 4 dal docente e un nota di demerito sul registro. «Accosta il fascismo ai cantautori degli anni 60/70», scrive il professore, pensando di essere uno storico della musica. Sconcertata la reazione del padre della ragazza: «Un’adolescente pone una questione, dà un’opinione, e invece di creare dibattito le si dice di stare zitta?».

Negli anni settanta la rivista l’«Italiano» di Pino Romualdi elogiava Lucio così: «Non si è lasciato intruppare fra gli pseudo-artisti di sinistra che si appoggiavano alla macchina propagandistica del partito comunista (…). Chi, come lui – scriveva Daniele Gaudenzi – non va in cerca di una facile popolarità, ma sa di essere autenticamente anticonformista, possiede una personalità propria e non rinuncia ad avere delle idee… Non esista a frequentare i suoi veri amici della destra e a manifestare concretamente la sua solidarietà anche quando ciò può apparire inopportuno». Quest’ultimo riferimento sembra incontrare la vulgata che descrive la famiglia Battisti vicina a Soccorso Tricolore, sodalizio che in sinergia con «il Borghese» raccoglieva donazioni per l’assistenza legale ai giovani di destra vittime della violenza antifascista (i dettagli prima o poi emergeranno dagli archivi del tempo conservati al Ministero dell’Interno). Due intellettuali della destra romana, negli anni novanta, confermavano ancora la vicinanza di Battisti all’area non conformista: Paolo Signorelli lo descrive come un giovane simpatizzante ordinovista; Adalberto Baldoni come «un punto riferimento», anche se mai tesserato, per la Giovane Italia.

Mogol, storico paroliere di Battisti, ogni volta che si discute di «Battisti politico» tende a stemperare i toni, salvo ammettere che «all’epoca, negli anni Sessanta e Settanta, o andavi in giro con il pugno alzato e cantavi Contessa, oppure eri fascista. O qualunquista». A sinistra, di sicuro, è stato a lungo ostracizzato. La scrittrice Lidia Ravera ha ricordato che era ligia ai diktat della sinistra extraparlamentare, salvo quando trasgrediva ascoltando l’autore de «La canzone del sole».

Se destra e sinistra contano sempre meno, in tempi di politica liquida, questa dicotomia può apparire surreale se accostata al genio di Battisti, vero cantore dell’amore eterno e della tradizione in note, in cult come «Il mio conto libero» o de «La collina dei ciliegi». Poi c’è un aneddoto storico-famigliare ricostruito da Filippo Angora in «Nel cuore, nell’anima. Omaggio a Lucio Battisti»: «Il padre, ai tempi della guerra, era il capo della milizia di Poggio Bustone e (…) per Lucio fu un grande trauma assistere al pestaggio» del proprio genitore da parte dei partigiani.

Per lo scrittore Gianfranco de Turris, «una larga fascia del mondo di destra si riconosceva nella visione del mondo di Battisti, al di là delle sue vere e ignote idee politiche». Fermiamoci, fermatevi qui. E alzate il volume: «La veste dei fantasmi del passato/ cadendo lascia il quadro immacolato / e s’alza un vento tiepido d’amore / di vero amore / e riscopro te». (da Il Tempo)

lunedì 5 settembre 2016

RINASCE AZIONE STUDENTESCA!



RINASCE “AZIONE STUDENTESCA”: SIMBOLI ANTICHI PER NUOVE BATTAGLIE. GLI STUDENTI IDENTITARI TORNANO NELLE SCUOLE DI TUTTA ITALIA.

Sono trenta le province nelle quali, con il trillo della prima campanella dell’anno scolastico, il simbolo della croce bretone tornerà ad accompagnare le rivendicazioni di quel mondo studentesco che non vuole riconoscersi nella “buona scuola” di Renzi e nell’egemonia culturale post-sessantottina, che vuole opporre la vitalità delle idee alla fatalità di un declino annunciato che attanaglia l’Italia e l’Europa.

Azione Studentesca torna a vivere per volontà dei militanti attivi sul territorio nazionale: nasce dal basso e godrà di una propria autonomia culturale e politica, sarà trasversale, avrà un programma chiaro e un’identità marcata. La scelta di utilizzare un nome conosciuto, che aveva caratterizzato le lotte studentesche in seno al progetto di Azione Giovani, è stata unanime: ritrovare una casa comune, rimarcare la continuità simbolica con il percorso di una Comunità umana che non ha mai reciso le proprie radici, restituire nuova linfa ad un simbolo che richiama la tradizione e la verticalità di una Civiltà in affanno.

Azione Studentesca vuole costruire un’altra scuola: non subordinata agli interessi dei privati, per un sapere svincolato dalla logica del mercato, per il primato della libertà di iniziativa sull’egemonia del Preside-sceriffo, per il trionfo della meritocrazia sul clientelismo, per una centralità dello studente nel “Comitato per la valutazione dei docenti”, nella presenza consultiva e decisionale dei Consigli d’Istituto e delle Consulte Provinciali, nell’istituzione di un organo di controllo dei Presidi che vigili e proponga. La nostra scuola è accessibile a tutti, efficiente e completa: non crolla, non ha barriere architettoniche e offre strutture moderne e sicure. E’ la scuola aperta allo sport e alla natura, è centro di aggregazione e di confronto anche dopo il trillo della campanella. E’ la scuola della socialità, dove non occorre un mutuo per compare i libri. E’ la scuola degli studenti e non dei potentati, delle caste e dei sindacati.

Azione Studentesca si batterà contro la scuola dei polli in batteria. Perché non siamo delle copie, degli automi o degli utenti. La scuola deve prepararci alla vita e non solo all’azienda: vogliamo diventare uomini e donne con una coscienza critica e un futuro dignitoso, vogliamo credere al verbo della volontà e non al germe della rassegnazione. L’insegnamento deve essere uno stimolo alla crescita e non un prodotto commerciale, deve educare e non omologare, deve offrire spunti e non nozioni. Deve formare persone e non polli in batteria.


Azione Studentesca vuole studiare, vivere e difendere l’identità. Abbiamo una storia e una terra, apparteniamo ad un popolo e ad una nazione. La nostra è la civiltà delle legioni di Roma e dei miti greci, dell’aratro e della spada, delle grandi cattedrali e dei dolci paesaggi, dell’arte e della navigazione, dei santi e degli eroi, della letteratura e del diritto. Siamo l’Europa delle patrie e delle identità, della famiglia naturale, dello spirito e delle tradizioni: il nostro destino non può esserci imposto dalla società multietnica dell’immigrazione senza regole, dai poteri globali e dall’ideologia gender. La scuola deve trasmetterci la fierezza di essere italiani ed europei, deve renderci orgogliosi di appartenere a tutto questo, affinchè possiamo iniziare a difendere ciò che abbiamo imparato ad amare.