venerdì 24 aprile 2015

La “Festa della Liberazione” ha 70 anni. E li dimostra tutti

La “Festa della Liberazione” ha 70 anni. E li dimostra tutti
di Lando Chiarini (Il Secolo d'Italia)


Un 25 Aprile all’insegna della massima mobilitazione mediatica, ma anche dei veti, delle ripicche e delle esclusioni. Se ancora fino a qualche tempo fa tali celebrazioni servivano a diffondere e a rafforzare la religione civile della “Liberazione“, sul cui culto poggiava la retorica dell’Italia “nata dalla Resistenza“, oggi, a settant’anni di distanza, le stesse non riescono a trasmettere altro che il senso di una festicciola di partito, e per di più, impastata di polemiche.
Emblematico è il caso di Alessandria, il cui sindaco Maria Rita Rossa, “piddina” di confessione renziana, si è vista categoricamente bocciare dall’Anpi la proposta di affidare ad un ministro (Orlando, Boschi, Pinotti) l’orazione ufficiale. Niente da fare. Ufficialmente, perché alle celebrazioni non partecipano i membri del governo. In realtà, perché gli uomini (e le donne) di Renzi non risultano graditi all’associazione dei partigiani. Diversamente da Sergio Cofferati, il cui nome è stato fulmineamente rispedito al mittente dal sindaco, che lo ha bollato come una provocazione: «Ha denunciato il partito dopo aver perso le primarie». A sua volta l’ex-leader della Cgil ha controreplicato in un crescendo rossiniano di dichiarazioni e prese di posizioni il cui interesse è davvero pari a zero.
La “baruffa alessandrina” non stupisce più di tanto. Anzi, da un certo punto di vista rappresenta lo scontato epilogo di una ricorrenza mai stata veramente di tutti. Non lo è stata per gli italiani del Sud, “liberati” solo dalle truppe americane sbarcate in tutta libertà in Sicilia con l’appoggio dei mafiosi costretti dal regime di Mussolini ad espatriare negli Stati Uniti. Non lo è stata per quegli italiani del cosiddetto “triangolo della morte” – non necessariamente fascisti, anzi – per i quali la guerra cominciò nel momento in cui finiva per tutti gli altri. Non lo è stata, infine, per quella generazione di giovani che si arruolò dall’altra parte per servire la nazione più che la fazione. Sono aspetti arcinoti, ma ignorati da ben 70 anni. È esattamente da allora che la Resistenza è una festa di parte. Per renderla davvero nazionale e patriottica sarebbe servita una grande e coraggiosa “operazione verità”. È accaduto l’esatto contrario e chi, come Gianpaolo Pansa, ha cercato da sinistra di avviarla, si è ritrovato insultato e isolato dal “culturame” ufficiale. Tutto normale in un’Italia, unica nazione al mondo in cui si festeggia la tragedia della guerra civile. È proprio questo, del resto, il frutto avvelenato della retorica partigiana del 25 Aprile imposta dal Pci. Nessuna meraviglia, dunque, se siano oggi i suoi eredi nel Pd ad usare la “Liberazione” per regolare i conti al proprio interno.

lunedì 20 aprile 2015

Accame: “Da Malaparte a Pound, da Brasillach a Drieu: le mie letture ribelli”

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 Di Gabriele Marconi (Barbadillo.it)


Ecco la prima chiacchierata sui “Miti fondanti”. Quando pubblicammo su Area questa rubrica, alcuni anni fa, decisi di cominciare il ciclo d’incontri con Giano Accame, uno dei motori più brillanti della nostra rivista, il più anziano e, al tempo stesso, il più giovane di tutti noi. Ed è a lui – morto un anno e mezzo fa -, amico carissimo e maestro indimenticabile, che voglio dedicare la ripubblicazione di queste pagine.
 Il primo incontro è con Giano Accame, giornalista e saggista di lungo corso, autore del recente Una storia della repubblica. Accame fa risalire la prima pietruzza del suo personale mosaico «all’annuncio dell’Impero, nel maggio del ’36, quando frequentavo le scuole elementari. Un paio d’anni dopo quelle atmosfere vennero esaltate dai film “africani”…».
Ricordi i titoli?
Luciano Serra pilota, di Alessandrini, con Amedeo Nazzari, poi Sentinelle di bronzo, mi sembra di Romolo Marcellini, sui dubat, le nostre truppe coloniali; li ricordo perché sono legati appunto all’idea dell’Impero, dell’espansione italiana che tanto mi avevano colpito da bambino… erano gli anni in cui, vicino al Colosseo, insieme alle carte geografiche dell’espansione romana, se ne aggiungeva una con la nuova espansione italiana… c’era l’illusione del nuovo impero di Roma… l’idea di grandezza, insomma. E naturalmente il fascino dell’Africa. Ho il ricordo delle camicie nere a La Spezia: noi balilla assistemmo al loro ritorno. Portavano i caschi coloniali, un accessorio buffo che in tutti i viaggi che poi ho fatto da giornalista inviato (anni ’60-’70), in Angola, Mozambico, Nigeria, non ho mai più visto… I legionari portavano dall’Africa chi una lancia, chi uno scudo, chi addirittura una scimmietta sulla spalla… sembrava di veder vivere i romanzi di Salgari, no? L’avventura si fondeva alla storia.
E li leggevi, in quel periodo?
I libri di Salgari? Sì, certo, ma soprattutto Luigi Motta, che mi piaceva di più… allora era conosciuto forse più di lui.
Ma parlavano dell’Oriente o proprio dell’Africa?
Boh, adesso non ricordo esattamente… Avventure esotiche, comunque, e poi nella fantasia dei ragazzi si faceva un tutt’uno: Mompracem chissà dov’era… per noi poteva essere anche dalle parti di Mogadiscio! Un’altra “impressione” forte della mia infanzia fu il Museo navale, all’Arsenale di La Spezia. Anche perché ero figlio di un ufficiale di Marina, nipote di un ammiraglio… ero destinato a seguirne la strada, pur senza una particolare vocazione, come era successo sempre in famiglia: il Museo Navale era il luogo dei miei sogni per l’avvenire, insomma.
Poi la guerra, che sfiorasti soltanto, arruolandoti un giorno prima della fine, nella Rsi.
E vennero I proscritti, di Ernst von Salomon, avrò avuto diciotto, diciannove anni, più o meno nel ’46.
E dov’è che vendevano un libro del genere, in quel periodo?
Lo trovai su una bancarella, credo fosse la vecchia edizione Einaudi, quella con la copertina di Guttuso. Con sottile e perfida intelligenza, Einaudi decise di pubblicare proprio nel ’43 libri idealmente molto schierati, ma che già suggerivano l’idea della sconfitta: non per niente, uno fu L’Alfiere, di Carlo Alianello, nel quale un soldato borbonico vede morire il Regno delle Due Sicilie, l’altro, quello di von Salomon, raccontava le vicende dei “corpi franchi”, i tedeschi che in qualche modo si ribellavano alla sconfitta della Prima guerra mondiale. Per me era rappresentativo dei sentimenti di rivolta di quelli della mia generazione, gente come Fabio De Felice, Fausto Gianfranceschi, Enzo Erra… che si ribellavano alla sconfitta con la politica attiva.
E il Movimento sociale italiano venne fondato il 26 dicembre ’46…
Infatti, ma io cominciavo a far politica qualche mese prima, con il Fronte degli italiani, che era nato intorno a Rivolta ideale, il settimanale di Tonelli. Quando poi venne fondato l’Msi, gli iscritti del Fronte furono automaticamente accorpati nel nuovo movimento.
Il partito curava la formazione?
Ci pensò Carlo Costamagna, il grande giurista fascista (aveva scritto la Carta del Lavoro) poi tra i fondatori del Msi. Proprio lui, credo nel ’48, mi passò Rivolta contro il mondo moderno, nell’edizione Bocca.
Ed ecco Evola…
Rivolta mi “curò” dalla delusione e dall’irritazione che avevo provato alla prima lettura di Gentile, Genesi e struttura della società… mi ero incagliato nel primo paragrafo, intitolato “Disciplina”: quel linguaggio, quel gergo dell’idealismo, mi sembrava troppo complicato. Con Evola ho trovato una lettura più semplice.
Sembra una battuta!
È che forse ero più predisposto a ricevere il messaggio tradizionale di Evola che non quello filosofico di Gentile. Insomma quei due libri, I proscritti e Rivolta contro il mondo moderno furono fondamentali per i miei anni giovanili. Certo, poi naturalmente c’erano i testi più facili di Evola, quasi dei manuali di reclutamento per la corrente dei “Figli del sole”: Orientamenti e Gli uomini e le rovine, letture da cui poi mi sono anche un po’ allontanato, ma sono quelle che hanno avuto l’effetto più formativo.
Non hai più parlato di film.
E be’, parlando di eventi formativi, quanto a film mi fermo a quelli che ho ricordato prima.
Anche semplicemente “importanti”… indimenticabili, ecco.
Allora Casablanca, con Bogart.
Perché Casablanca?
E chi lo sa! Forse perché mi piaceva la Bergman. So di certo, però, che mi colpivano molto i film sulla vittoria degli altri.
Dove ti colpivano?
Mi si torcevano le budella dall’invidia… sentivo che questa era la grande cosa che nella vita mi era mancata: la vittoria dell’Italia in guerra, insomma. Ero abituato, fin da bambino, a considerare l’Italia vittoriosa… ero cresciuto avendo alle spalle la Grande guerra, le celebrazioni della vittoria, e poi la conquista dell’Impero, la Guerra di Spagna… Sì, questa cosa mi è mancata tutta la vita.
Adesso ti faccio una domanda retorica, visto che già conosco la risposta: c’è stato un libro che ha evidenziato questi tuoi sentimenti?
La pelle di Malaparte, che ho letto come un doloroso racconto “fascista” su che schifo era stata la liberazione, con gli americani che sfruttavano in maniera vergognosa la fame degli italiani. Malaparte, che aveva seguito le truppe Alleate come ufficiale di collegamento, ne poté parlare con una libertà assoluta. E nel buio terribile del dolore e dell’umiliazione dell’Italia liberata, si illumina di orgoglio soltanto nelle pagine che parlano dei “franchi tiratori” fiorentini fucilati dai partigiani.
«Li ammazzano perché gridano viva il duce»… «No, gridano viva il duce perché li ammazzano».
Sì, Malaparte, che già si diceva antifascista e che di lì a poco avrebbe preso la tessera del Pci, non riusciva a nascondere lo schifo per l’arroganza e l’inciviltà degli americani e l’ammirazione per quei ragazzini di Firenze che non volevano starci, a perdere la dignità. Lo lessi prima che uscisse in Italia: veniva pubblicato a puntate, su un giornale francese che mi portava mio padre… lui era ingegnere navale, e non potendo lavorare in Italia, perché personaggio non gradito, era costretto a lavorare in Africa, prima in Cirenaica e poi in Algeria, dove comprava questa rivista, di cui non ricordo il nome.
E Rivolta contro il mondo moderno si inserisce idealmente qua. Ma poi, come dicevi prima, ti sei un po’ allontanato da Evola: per approdare dove?
A Il borghese, di Werner Sombart… ad interessi di carattere economico e sociale.
Siamo negli anni…
Direi il ’60 o ’61. Il borghese, dicevo, poi Il tramonto dell’Occidente, di Spengler: la rivolta all’economicismo, il rifiuto dell’economia come destino, quando quel destino si rivelava incombente. È stato un po’ come liberarsi dallo snobismo evoliano, che ha portato tutta una generazione a non occuparsi di economia… come si diceva nei Promessi sposi, «scostati, vile meccanico», no? Accanto ai nuovi interessi, però, continuavano ad affascinarmi gli scrittori in qualche modo legati al fascismo… Amavo soprattutto i francesi, La Rochelle e Brasillach, avevo una grande passione per loro.
Come arrivarono nelle tue mani?
Tutto cominciò dalla lettura di Romanticismo fascista, di Paul Serrand, che poi sono andato a conoscere in Francia.
E cosa ti smuovevano libri come L’uomo a cavallo o Sette colori?
La concezione eroica dell’esistenza, la gioia fascista del cameratismo e dell’attesa del combattimento.
Ancora non ti ho sentito parlare di Ezra Pound.
Ma è perché l’ho davvero scoperto molto tardi. Avevo comprato nel ’57, ’58 i Canti pisani… erano appena usciti… trovandoli difficili e astrusi: la prima reazione è stata quella di rigetto. Insomma, gli davo ragione quando diceva che «la Bellezza è difficile».
E il recupero?
Nei primi anni Ottanta, quando facevo il giornalista economico al Fiorino, e Antonio Pantano (forse il maggior collezionista del grande poeta americano), nel primo decennale della morte mi commissionò un saggio su Pound economista, da inserire in un libro collettaneo. Mi sono dovuto impegnare a leggerlo a fondo, e da allora ho capito che avevo sbagliato per pigrizia, nel rifiutarlo al primo impatto.
Tanto da pubblicare, dopo una decina d’anni, un libro con lo stesso titolo, e un paio d’anni fa, sempre in tema di analisi poundiana, Il potere del denaro svuota le democrazie.
Sì, per Settimo Sigillo, con cui ho pubblicato buona parte delle mie cose.
Quindi Pound, nella maturità.
Diciamo pure nell’ultimo tratto…

giovedì 16 aprile 2015

Il rogo di Primavalle il 16 aprile 1973 e la morte dei fratelli Mattei



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 di Giulia Mammolotti (newsgo.it)

Erano gli anni di Piombo, quelli ricordati come un periodo buoi della storia nazionale post Seconda guerra mondiale: attentati, violenza e omicidi. Tutto in nome di un’ideologia, di uno scontro tra fazioni politiche. La notte del 16 aprile 1973 quando diversi militanti del gruppo extraparlamentare di sinistra Potere Operaio (Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo) versarono diversi litri di benzina sulla porta di casa di Mario Mattei, il segretario della sezione del Movimento Sociale Italiano del quartiere Primavalle, nella periferia capitolina.
Immediatamente divampò l’incendio e l’appartamento andò a fuoco. Al suo interno c’era la famiglia Mattei, composta dalla madre Anna Maria, le figlie Antonella, Lucia e Silvia, i figli Giampaolo, Virgilio e Stefano e il padre Mario. La madre riuscì a fuggire dalla porta di casa insieme ai figli Antonella e Giampaolo (9 e 3 anni); Lucia (15 anni) si buttò dal balcone del secondo piano aiutata dal padre; Silvia (19 anni) si gettò dalla veranda e riportò solo qualche frattura, Sorte diversa toccò ai fratelli Virgilio e Stefano (22 e 8 anni), che morirono carbonizzati nel rogo di Primavalle. I due non riuscirono a gettarsi dalla finestra e la gente, insieme alla famiglia, assistette incredula alla tragedia.
Nel cortile uno striscione: “Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria“.
Le indagini sul rogo di Primavalle portaro a porre particolare attenzione nei confronti di alcuni esponenti di movimenti collegati al Potere Operaio, che replicò repentinamente parlando di una montatura creata ad arte, “il risultato di un meccanismo di provocazione premeditato a lungo e ad alto livello, tipo «strage di stato», «Primavalle» è piuttosto una trama costruita affannosamente, a «caldo» da polizia e magistratura, un modo di sfruttare un’occasione per trasformare un “banale incidente” o un oscuro episodio – “nato e sviluppatosi nel vermiciaio della sezione fascista del quartiere”. Due giorni dopo Achille Lollo fu arrestato e, insieme agli altri due imputati, fu rinviato a giudizio.
Ma non tutti andarono contro quelli che erano ritenuti i presunti responsabili del rogo di Primavalle e ben presto si scatenò l’opinione pubblica: vari i giornali e gli intellettuali che si schierarono dalla loro parte. Durante il processo ci furono anche delle manifestazioni per chiedere il loro proscioglimento. Durante il processo di primo grado si ipotizzò la strage e l’accus chiese l’ergastolo per i tre imputati, ma di fatto vennero assolti per mancanza di prove. Nel processo di secondo grado furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio premeditato, ma Achille Lollo fuggì in Sud America, mentre Manlio Grillo fuggì in Nicaragua e di Marino Clavo si persero le tracce.
Dopo la prescrizione, la famiglia Mattei, in anni più recenti, la Procura di Roma ha chiesto la riapertura del caso grazie a informazioni ottenute dagli stessi imputati, che hanno permesso di ipotizzare il reato di strage. Nel 2005 la famiglia Mattei ha denunciato Lanfranco Pace, Valerio Morucci e Franco Piperno come mandanti dell’attentato e lo stesso Lollo confessò la responsabilità nel 2005, affermando però di non aver materialmente incendiato la porta: “Non volevamo provocare l’incendio, né uccidere. Doveva essere un’azione dimostrativa, come altre che avevamo fatto contro i fascisti a Primavalle. Ma al momento di montare l’innesco, mi si ruppe il preservativo… La Lilli, così si chiamava all’epoca la bomba artigianale, si costruiva con una tanica, un po’ di benzina — due o tre litri — e i due preservativi servivano per l’acido solforico, il diserbante e lo zucchero. L’innesco doveva far esplodere i gas della benzina. Se tutto avesse funzionato, avremmo provocato un botto e annerito la porta dell’appartamento. Invece io sbaglio, l’acido mi cola tra le mani e scappiamo, lasciando la tanica inesplosa. Da quel giorno ho il dubbio su cosa sia davvero successo dopo. Non abbiamo mai pensato di far scivolare la benzina sotto la porta per dar fuoco all’appartamento. Mai. Tutte le perizie ci hanno dato ragione, tra l’altro“.
Ma il rogo di Primavalle continua a bruciare anche oggi dato che i mandanti e i responsabili sono a piede libero o latitanti.

mercoledì 15 aprile 2015





SCHIERATI CON NOI!
Nel mese di febbraio la disoccupazione giovanile ha toccato la soglia record del 42,6%, ciò vuol dire che domani se il tuo compagno di banco avrà un lavoro molto probabilmente tu sarai un disoccupato!
La crisi economica, insieme all’immigrazione incontrollata e alla perdita dei valori su cui poggiava la nostra società stanno portando alla rovina l’Italia. Mentre tutto va rotoli e le famiglie italiane fanno fatica ad arrivare a fine mese Renzi pensa a farsi i selfie e a distribuire 80 euro per garantirsi il voto alle elezioni.
Ti hanno detto che sei un bamboccione, che non te ne vai fuori di casa perché non ti vuoi responsabilizzare. In realtà sono questi politicanti da quattro soldi che ti tolgono la possibilità di essere indipendente e di avere un futuro.
Non è più il momento di far finta di nulla, noi ti diamo la possibilità di far sentire la tua voce e di combattere per il tuo futuro!

lunedì 30 marzo 2015

Grande successo per la conferenza: "VALDICHIANA TRA OPPOSIZIONE E AMMINISTRAZIONE"

Siamo assolutamente soddisfatti dell’iniziativa, a cui hanno partecipato circa venticinque cittadini. Sono stati trattati numerosi temi che hanno coinvolto molto il pubblico tanto che siamo stati costretti a sforare l’orario previsto per la chiusura dei lavori. Nella prima parte, dopo la presentazione fatta da Gianfranco Maccarone, abbiamo ascoltato l’esperienza dei nostri ospiti a circa un anno dalla loro elezione, ognuno con il proprio punto di vista come Daniele Chiezzi e Lorenzo Vestri che hanno optato per una “tattica” di fermezza su alcune tematiche e dialogo su temi più condivisimi, oppure chi come Angelina Rappuoli ha preferito calarsi pienamente nel ruolo di opposizione dura e pura. Chiaramente il discorso è ben diverso per quanto riguarda Davide Meniconi, consigliere comunale di Chianciano Terme, che trovandosi in maggioranza ci ha esposto le difficoltà di prendere per mano un Comune fortemente colpito dalla crisi e dalla cattiva amministrazione degli anni passati. Nella seconda parte della conferenza, moderata da Mattia Savelli, abbiamo avuto modo di confrontare i vari punti di vista su tematiche come sicurezza, immigrazione e opere pubbliche. Sostanzialmente è emerso che in molti paesi della Valdichiana è necessaria una maggior sicurezza a fronte di un alto numero di furti, rapine e atti di vandalismo. I quattro consiglieri sono sostanzialmente concordi nell’intraprendere un percorso comune per arginare tali fenomeni, percorso che dovrà sfociare in una maggior coesione tra i comuni della Valdichiana senese da sempre divisi da campanilismi.
Non potevamo sperare di meglio per questa conferenza: relatori preparati, pubblico numeroso e partecipazione hanno reso la discussione interessante e ricca di spunti per il futuro. I consiglieri comunali hanno espresso la necessità di fare sistema e condividere più frequentemente battaglie e idee, per questo noi abbiamo messo a disposizione la nostra struttura, ormai molto radicata sul territorio. Speriamo che questa bella giornata sia il primo passo per una maggior consapevolezza per tutte le forze che si trovano oggi nelle istituzioni e che non si riconoscono nel centro sinistra.

domenica 29 marzo 2015

Valdichiana tra opposizione e amministrazione:buona la prima!

Ieri grande successo per la conferenza promossa da Casaggì Valdichiana dal titolo: "VALDICHIANA TRA OPPOSIZIONE E AMMINISTRAZIONE". Quattro ospiti molto preparati e una platea numerosa con tanti giovani interessati alle problematiche locali.
NON CI FERMIAMO CERTAMENTE QUI!


mercoledì 25 marzo 2015

VALDICHIANA TRA OPPOSIZIONE E AMMINISTRAZIONE




Casaggì Valdichiana ha il piacere di ospitare quattro consiglieri comunali di alcuni dei Comuni della Valdichiana:
Angelina Rappuoli 
(consigliere comunale - Sinalunga)
Davide Meniconi 
(consigliere comunale - Chianciano Terme)
Daniele Chiezzi 
(consigliere comunale - Montepulciano)
Lorenzo Vestri 
(consigliere comunale - Torrita di Siena)
Ai quali si affiancheranno due dei nostri militanti:
Gianfranco Maccarone (vicepresidente FdI-AN Siena)
Mattia Savelli (Casaggì Valdichiana/FdI-AN)

A circa un anno dalle elezioni comunali vogliamo fare il punto della situzione con chi è stato eletto e per questo verranno toccati numerosi argomenti come: lavoro, agricoltura, turismo, sicurezza, etc..

Vi aspettiamo presso la sede di CASAGGì Valdichiana alle ore 17.30 di sabato 28 marzo in Via del Poggiolo 3 a Montepulciano.
A seguire aperitivo.

domenica 22 marzo 2015

UN AIUTO CONCRETO

Come avevamo promesso una settimana fa ci siamo attivati per consegnare alla coppia italiana di Colle Val d’Elsa, a rischio di sfratto, generi alimentari e di prima necessità: pasta, verdura, carne, latte e prodotti per l’igiene.

Abbiamo conosciuto la coppia venerdì scorso durante la raccolta firme volta a favorire gli italiani nell’assegnazione delle case popolari. I due si avvicinarono al nostro banchino per sottoscrivere la petizione e poi ci hanno reso partecipi della loro storia, non abbiamo avuto esitazione: dovevamo fare qualcosa per i nostri connazionali in difficoltà! Abbiamo così iniziato un passaparola dando vita ad una colletta finalizzata all’acquisto di alcuni generi di prima necessità e alimentari per aiutare la coppia. Tante persone si sono interessate alla vicenda e così oggi siamo stati a Colle Val d’Elsa per consegnare questi prodotti che sono stati accettati molto volentieri dai due coniugi. Certamente non sarà sufficiente né sostitutivo dell’intervento delle istituzioni, ma speriamo di dare comunque un sostegno ed un po’ di serenità a queste persone e soprattutto vogliamo lanciare un messaggio forte alle autorità nella speranza che si attivino quanto prima per sostenerle.

Questa è una fulgida dimostrazione di come la gioventù italiana non sia soltanto fatta di bamboccioni e ragazzini avulsi dalle problematiche sociali,bensì di ragazzi che in un momento di crisi si autotassano pur di aiutare dei connazionali che si ritrovano in una situazione di precarietà.

venerdì 20 marzo 2015

I.M.U. AGRICOLA UNA VERGOGNA TUTTA RENZIANA!



L’agricoltura è da sempre fondamentale per l’Italia!
Un settore con migliaia di piccoli e medi imprenditori che continuano, in mezzo a mille difficoltà, a garantire quantità e qualità. 
Non bastava la crisi e la concorrenza sleale di altri stati adesso è il governo Renzi che uccide i nostri agricoltori.

giovedì 19 marzo 2015

L’amore ai tempi del consumo



tratto da Azione Tradizionale

(aurhelio.it) – Vi sono scrittori la cui grandezza risiede nell’aver descritto con largo anticipo scenari distopici attingendo alle loro peggiori paure sul destino dell’umanità, romanzi forse incomprensibili per i lettori dell’epoca ma che oggi rivelano a pieno tutta la loro portata profetica. In “Brave New World” Aldous Huxley anticipa la fine dell’amore romantico nella società dei consumi e, in generale,la cessazione di ogni legame profondo e sentimento sincero che leghi gli invidui in una società umana. I legami parentali non esistono più (gli individui sono creati in provetta e poi allevati in fabbrica come polli), il sesso è puro eros, svuotato di ogni slancio sentimentale. La vita si svolge in una routine di lavoro leggero e privo di difficoltà, seguito da notti di vita sessuale sfrenata e da frequenti dosi di un potente allucinogeno il soma, in grado di inibire qualunque istinto violento o malinconico e qualunque cattivo pensiero. Chi legga il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, non tarderà a riconoscere nella società paventata dallo scrittore inglese alcuni dei temi che sono oggi oggetto di dibattito, altri realtà consolidate. Dai bambini nati in provetta alla somministrazione indiscriminata di psicofarmaci per alleviare pseudo-malattie mentali (che in ultima istanza non sono che natuali condizioni del sentire umano), alla disgregazione della famiglia tradizionale sotto i colpi della propaganda gender che invoca il “rimescolamento” sessuale con la conseguente destabilizzazione del binomio uomo-donna ( e con esso dell’amore “naturale” con fine la riproduzione). Sebbene nel momento in cui scriveva il suo romanzo distopico la società dei consumi non fosse che agli albori, Huxley aveva intuito chiaramente che per raggiungere un dominio completo della società, il capitalismo avrebbe dovuto sovvertirne valori e strutture, cioè spezzare le pensanti catene che legavano l’uomo al senso del dovere, dell’onore, della rispettabilità, della famiglia.

Oggi l’amore, non solo l’amore romantico, ma l’amore nel suo significato universale è minacciato da più parti a destra quanto a sinistra. Il cambiamento che investe le relazioni di coppia è di fronte ai nostri occhi. Alla quotidianità di un rapporto esperito nella sua completezza, tanto nei momenti di esaltazione e di passione quanto nei momenti di noia (il fatidico pendolo che inevitabilmente tutti gli amanti vedranno oscillare nella propria relazione) si è sostituito il rapporto virtuale, che sottrae l’individuo alla prova immediata, all’esperienza dell’alterità dell’altro. Ma gli attacchi più seri arrivano dal libertinaggio della sinistra, che oggi ha ridotto l’amore a variazioni sul tema dell’eros, a mera pratica di consumo. L’amore è come il fast-food: preconfezionato, insapore, express. “La vita organizzata intorno al consumo è priva di norme: è guidata dalla seduzione, da desideri sempre maggiori e da capricci volubili, non più da una regolamentazione normativa” scrive Bauman in Modernità liquida. Questo equivale ad affermare che qualsiasi cosa si presenti sottoforma di desiderio merita di trovare appagamento nella società dei consumi. Non essendoci quasi più limiti al godimento, né punti di riferimento, né una moralità condivisa, tutto diventa lecito. La società dei consumi sembra suggerire: “Qualunque tu cosa voglia la puoi comprare”. La proposta del sindaco Ignazio Marino di istituire zone “rosse” – moderni ghetti onde esercitare lontano dall’occhio del padre di famiglia l’antico mestiere- ha diviso l’opinione pubblica e ha riportato alla luce la necessità, più volte paventata, di regolamentarne il mercato di fronte all’evidente fallimento della legge Merlin, fallimento questo che deriverebbe dal fatto che le norme più severe non hanno di fatto posto fine al fenomeno: la prostituzione, in barba alle leggi, continua ad esistere ed è business milionario. Naturalmente, se questo fosse stato l’unico intento, potremmo convenire tutti che si è trattato di un fallimento, ma se analizziamo più in profondità le sue implicazioni sociali, allora è lecito considerare la legge Merlin come una legge naturale e del tutto sensata in una società umana che rifiuta lo sfruttamento del corpo femminile a scopi sessuali.

Poiché la società in cui viviamo umana non è ed invero nella sua disumanizzazione ci crogioliamo, siamo talmente abituati alla sessualizzazione del corpo della donna- ridotto a sineddoche- che la proposta di riaprire i bordelli nel nostro Paese non destra alcuno sdegno, anzi raccoglie consensi a destra e a sinistra. In nome del principio libertario del massimo godimento nel rispetto delle leggi, riteniamo la regolamentazione della prostituzione un segno di civiltà, un passo avanti verso una società aperta ai cambiamenti. Cosìè stata calendarizzata in Senato la discussione della legge sulla regolamentazione del mercato della prostituzione che, se approvata, prevederà l’iscrizione alla Camera di Commercio delle prostitute. La prostituzione, che è il mestiere più antico del mondo e sempre è stato esercitato nell’ombra, con vergogna, perchè non accettato socialmente, si fregia del titolo di lavoro, di questo assumendone oneri e onori ed il sesso, oggetto di commercio, privato di ogni sentimento, diviene una prestazione come tante, proprio come l’estrazione di un dente o la riparazione di una suola rovinata.

Gli effetti di una simile legge in un periodo di crisi economica come questa che viviamo, con il più alto tasso di disoccupazione giovanile mai registrato e in cui sono le giovani donne le prime vittime della precarizzazione del lavoro, ve le lascio immaginare ( e non ci sarà bisogno della perspicacia di Aldous Huxley). Come tempo fa si fecero rientrare le attività illecite nel calcolo del PIL adducendo motivazioni economiche tanto false quanto improbabili, così la regolamentazione della prostituzione oggi mira a contrastare il degrado che affligge molti quartieri italiani e che si risolve in file di donne seminude ai margini della strada. Perchè gli Italiani vogliono andarci, ma non vogliono averle sotto casa.
E così l’ultimo paletto all’ indecenza viene levato via, adducendo la motivazione del profitto e il denaro è giustificazione inoppugnabile di questi tempi. In nome del Dio denaro stiamo perdendo la nostra umanità e ciò, in fin dei conti, non ci avrà reso più ricchi.

lunedì 9 marzo 2015

CINEFORUM NON CONFORME:IL CAPITALE UMANO



Domenica 8 marzo 2015 è stato proiettato a Casaggì Valdichiana il film di Virzì: "Il capitale umano".
Uno spaccato dell'Italia di oggi in cui si trovano ricchi sempre più ricchi attaccati saldamente al dio denaro, unica loro ragione di vita per la quale non si fanno scrupoli a speculare affossando, di fatto, la Nazione. Vi sono poi i poveri che sono sempre più disagiati ed in mezzo un ceto medio preso per il collo,che invece di reagire si lascia andare a servilismi inutili e ad azioni prive di onore.
Abbiamo scelto il dialogo dell'ultima scena del film, il quale racchiude perfettamente due figure estremamente attuali: il radical chic presuntuoso sempre pronto a bacchettare,ma che in realtà è colpevole tanto quanto l'avido arrivista(seconda figura).

Lei: «Avete scommesso sulla rovina di questo Paese e avete vinto voi». 
Lui: «No. Abbiamo vinto noi».

Immigrazione, disoccupazione, cattiva amministrazione! Unioni civili del PD la prima preoccupazione?



Nella notte tra domenica 8 marzo e lunedì abbiamo affisso uno striscione (con scritto:"Immigrazione, disoccupazione, cattiva amministrazione! Unioni civili del PD la prima preoccupazione?") contro l'agenda politica dell'Amministrazione Comunale di Torrita di Siena.
Dopo le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Grazi, relative alla volontà dell’amministrazione di istituire un registro per le unioni civili, ci chiediamo se il primo cittadino non stia dimenticando quali siano le reali necessità della cittadinanza. Abbiamo così sentito il bisogno di esprimere il nostro dissenso riguardo le priorità di questa Amministrazione e ci chiediamo: è davvero necessario perder tempo su di una tematica come questa? Eppure è cosa nota che il Ministero degli Interni abbia già bloccato tali trascrizioni perché non conformi al quadro normativo vigente! Ci chiediamo quindi se non sia più opportuno preoccuparsi delle problematiche delle famiglie, adottando provvedimenti in favore della maternità e dell’aiuto a nuclei familiari a basso reddito. È quanto mai evidente che l’Amministrazione Comunale, targata PD, sia lontana dai reali problemi e bisogni della cittadinanza come: la disoccupazione giovanile, la difficoltà di molte famiglie ad arrivare a fine mese, una viabilità abbandonata a se stessa ormai da troppo tempo e servizi sempre più carenti nonostante le imposte comunali siano sempre più alte . Ancora una volta ci vediamo costretti a segnalare l’incapacità di una classe dirigente troppo impegnata ad autocelebrarsi, piuttosto che essere attenta alle vere necessità dei torritesi, i quali attendono un cambiamento vero nella gestione della cosa pubblica. Ci auguriamo che la giunta Grazi cambi le priorità della sua agenda politica, puntando a risolvere i problemi reali del territorio e non a farsi pubblicità in pieno stile renziano.

mercoledì 4 marzo 2015

CESARE, E' FINITA LA VACANZA! TI ASPETTIAMO!



La Corte Federale ha annullato lo status di "rifugiato politico" al terrorista italiano Cesare Battisti, da tempo rifugiato in Brasile. Appartenente al gruppo terroristico "Proletari Armati" è stato condannato in Italia all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi durante gli anni di piombo. 
Da tempo l'Italia ne chiedeva l'estradizione, con scarso successo, adesso speriamo di potrer vedere questo assassino dietro le sbarre!

lunedì 2 marzo 2015

Il trionfo di Usura

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di Benedetta Scotti (L'Intellettuale Dissidente)

I mercati finanziari hanno liquefatto la finanza. Non solo nel senso che l’hanno più volte esposta ad una fatale implosione, con montagne di denaro virtuale scioltesi come neve al sole, ma anche nel senso che ne hanno distrutto l’essenza primaria. Se la finanza, in principio, non è altro che una rete di relazioni di fiducia, è abbastanza evidente come l’attuale sistema finanziario non conosca né il concetto di relazione né il concetto di fiducia, soppiantate dalla speculazione a brevissimo termine. Non a caso, la qualità di un titolo finanziario si valuta in base alla sua liquidità, ovvero la rapidità con la quale può essere comprato e venduto sul mercato. Non sorprende, allora, che la questione del debito, patto d’onore tra due controparti, si riduca ad algidi numeri, misure del rischio, valutazioni di collaterali. È importante, e non più scontato, sottolineare due: da una parte il debitore che si impegna a non tradire la fiducia accordata, dall’altra il creditore che si impegna a mettere il debitore nelle condizioni di ripagare o, come si sarebbe detto un tempo, a non comportarsi da usuraio. Ma come si definiscono i termini di un comportamento usurario?

È opinione comune che l’usura si riferisca alla richiesta di un interesse alto, superiore ad una determinata soglia, generalmente stabilita giuridicamente. Non la pensavano così due autori anglofoni del secolo scorso, Hilaire Belloc e Ezra Pound, che, sulla scorta del pensiero aristotelico e tomistico, denunciavano l’illogicità dell’assioma su cui si fonda il moderno sistema finanziario: l’idea che il denaro possa (e debba) necessariamente generare altro denaro, a prescindere dall’utilizzo che se ne fa. I due, conosciutisi nell’Inghilterra degli anni Dieci, pur rimanendo distanti su diverse questioni, scrissero pagine affini sulla funzione della moneta e del credito nel sistema capitalistico. Belloc definisce l’usura non come un alto tasso d’interesse, bensì come un qualsiasi interesse caricato su un prestito improduttivo, ossia incapace di generare nuova ricchezza, o come il profitto derivante dalla mercificazione della moneta stessa. Il denaro dovrebbe infatti funzionare come mezzo circolante atto a facilitare gli scambi multipli e non come fonte di guadagno per il semplice fatto di essere denaro. Secondo Belloc l’interesse diviene, però, legittimo se realizzato come compartecipazione al profitto generato dal credito iniziale mentre diviene usurario se richiesto nononostante tale profitto non si materializzi. Ne consegue che può essere perfettamente legittimo richiedere il 50% della ricchezza generata per mezzo di un prestito produttivo mentre non lo è richiedere un interesse, per quanto basso, sul credito al consumo che erode semplicemente le risorse del debitore senza creare nuova ricchezza. In termini analoghi si esprimeva Pound che definiva l’usura alla stregua di “una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività”. In “Lavoro e Usura” così notava: “Un interesse è dovuto, giustamente, da industrie ed impianti che servono ad aumentare la produzione. Ma il mondo ha perso la distinzione fra il produttivo e il corrosivo. Imbecillità imperdonabile perché questa distinzione fu nota nei primi anni della storia conosciuta. Rappresentare un corrosivo come produttivo è falsificare”. Il corrosivo per eccellenza, coma nota Belloc, sono i debiti di guerra, sostenuti non per potenziare un mezzo di produzione ma per impiegare uomini impegnati ad ammazzarne altri, senza alcuna creazione di ricchezza dalla quale possa essere ragionevolmente estratto un interesse. E, allo stesso modo, sono corrosivi tutti quei debiti contratti da popoli in difficoltà, non per produrre ma per sopravvivere, magari per ripagare altri debiti. È il caso attualissimo della Grecia che ha impiegato circa l’80% dei prestiti della Troika per onorare i debiti pubblici e privati nei confronti di investitori stranieri e istituzioni sovranazionali ma che ha visto crollare il suo PIL del 25% dal 2008 ad oggi.

L’usura, così intesa, è il principio fondante dell’odierno sistema finanziario dal momento che il denaro a credito implica assiomaticamente un interesse, quale che sia il suo utilizzo e la sua capacità produttiva. Oltre che perverso (“contra naturam” come lo definisce Pound nel Canto XLV), il meccanismo è paradossale: nell’era economica in cui si celebra la produttività sopra ogni cosa, profitti abnormi vengono da ciò non è produttivo affatto. Si pensi ai guadagni dei fondi speculativi sui titoli di debito dei paesi sudamericani o ai guadagni legati ai subprime (mutui e crediti al consumo) prima del crac. Guadagni incassati sulla pelle delle famiglie e a danno dell’economia reale. A tale proposito, nel Canto XLV, Pound profeticamente scriveva che “con usura nessun uomo ha una solida casa” e “usura arruginisce l’arte e l’artigiano/ tarla la tela nel telaio” e, concludendo, poneva l’usura quale violazione del sacro: “ad Eleusi han portato puttane / carogne crapulano / ospiti d’usura”.

martedì 24 febbraio 2015

I terroristi non sono soltanto quelli che piazzano le bombe

da Azione Tradizionale


Il discorso di Cristina Kirchner all’ONU del settembre 2014 è stato storico, coraggioso e di esempio.
La presidente argentina, in poco più di venti minuti, ha puntato il dito contro USA e ISRAELE in maniera formidabile:
“Non dovete neanche osare a cercare di portare qui sul suolo argentino le vostre guerre, i vostri missili, la distruzione (Israele che bombarda Gaza…) (…) non dovete inventarvi false minacce dell’ISIS contro di me per farmi prendere sciocche decisioni belligeranti (contro Assad in Siria…) (..) e non dovete portare le vostre diatribe dentro la diplomazia argentina (accordo Argentina-Iran su attentato AMIA”.
Ricordiamo tutti il default argentino del 2001, a seguito di quella bancarotta l’Argentina ristrutturò il suo debito per 191 mld di dollari, dilazionando le scadenze dei bond al 2005 e 2010, senza ricorrere alle draculesche politiche di austerity del FMI (“Preferisco avere un’inflazione alta e vedere il drastico calo di disoccupazione e povertà, lavoro e produttività in costante crescita e un popolo molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere l’inflazione al 3% come in Italia, dove c’è depressione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più nulla”, le famose parole pronunciate solo qualche anno fa da Cristina Kirchner, parole frutto di mirabili riforme in ambito sociale, ecco le più importanti:
a) moratoria tributaria e riduzione delle tasse sui prodotti agricoli, legalizzazione entro i parametri di legge dei lavoratori in nero, detassazione dei capitali in entrata dall’estero;
b) piano di sviluppo delle infrastrutture legate alle imprese per 21 miliardi di dollari;
c) assegno familiare, medaglia FAO per la lotta contro la fame).
Il 92,4% dei creditori sottoscrisse l’accordo con il governo di Buenos Aires. Tranne alcuni fondi statunitensi: l’Aurelius Capital Management, il Blue Angel e l’NML Capital controllato dal famelico hedge fund Elliott Management Corporation, creatura del noto miliardario, nonché speculatore, statunitense Paul Singer. Sono noti come “fondi avvoltoi”, non a caso.
 Nel 2008 comprarono i bond argentini a prezzi irrisori per 1,3 mld di dollari da investitori che volevano disfarsene ad ogni costo. Operazione speculativa? Evidentemente no. Gli scopi dovevano essere ben altri.
Nel 2012 il giudice federale di New York, Thomas Griesa, diede ragione a questi fondi ed ingiunse il governo argentino di ripagare i bond al loro valore nominale.
Il 26 giugno 2014 la Corte Suprema degli USA convalidò la sentenza, definita da Martin Wolf, commentatore di punta del Financial Times “estorsione sponsorizzata dalla giustizia Usa”.
Il che significa che se ottenessero il pagamento di 1,3 mld di dollari più 200 mln di dollari di interessi, in sei anni avrebbero un profitto pari al 1680%!!
E allora ecco che i media mondiali annunciarono l’imminente default argentino! Bancarotta ancora una volta.
Questa volta però nessun moto di piazza, nessuna ira popolare (nonostante indicatori economici al momento in ribasso) l’Argentina si unì orgogliosamente contro la prepotenza USA che vuole sottometterne la sovranità economica (dal 2005 l’Argentina ha sempre rispettato i termini di pagamento del suo debito).
Due giorni dopo, il 28 giugno, Buenos Aires depositò presso la Bank of New York-Mellon ben $593 mln a pagamento dei possessori di bond che a suo tempo avevano sottoscritto l’accordo. L’intera cifra fu successivamente posta sotto sequestro del giudice Griesa per darla in pasto ai “fondi avvoltoi”.
Nello stesso periodo, veniva ospitata in America Latina una delegazione di personaggi di alto rango: i capi di stato dei paesi facenti parte dei BRICS (acronimo di Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, coniato dalla Goldman Sachs nel 2001 per il loro avere niente in comune se non l’essere grossi ed in via di sviluppo), convenuti per il loro VI vertice del 15 luglio in quel di Fortaleza del Brasile. Il presidente cinese Xi Jinping, in visita a Buenos Aires, annunciava che la Banca Centrale Cinese aveva emesso uno swap monetario da $11 mld a favore dell’Argentina.
Il presidente russo Vladimir Putin, sia a Buenos Aires che nel vertice BRICS di Fortaleza, aveva dichiarato che occorreva una nuova architettura economica e finanziaria a livello globale.
La presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner chiedeva anch’ella la creazione di un nuovo ordine finanziario globale che permetta uno sviluppo economico sostenibile.
Dunque, sembra che la partita sui bond argentini entrasse nel più ampio e più turbolento scenario geopolitico delle istituzioni finanziarie internazionali.
Infatti, a settant’anni dagli accordi del luglio 1944 a Bretton Woods che crearono la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario, i BRICS hanno lanciato le loro due istituzioni finanziarie: la New Development Bank per finanziare infrastrutture e progetti di sviluppo sostenibile e la Contingent Reserve Arrangement per soccorrere i paesi membri in difficoltà finanziarie.
Ragion per cui, l’Argentina non è in default.
Ma i “fondi avvoltoi” restano tali.
Le nuove istituzioni dei BRICS sono attese al varco della competizione globale, con tutti i rischi del caso, visti i nemici che si ritrovano.
 Adesso facciamoci una domanda, perché i canali internazionali (sempre solerti a sottolineare subdolamente l’inflazione alle stelle e il rischio di un secondo default) hanno sospeso le trasmissioni in diretta ed hanno fermato la traduzione del discorso della Kirchner in un’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York?
La risposta è semplice, Cristina Fernandez de Kirchner ha oltrepassato la linea rossa degli USA e dei loro alleati! I punti principali del discorso della signora Kirchner, postato sui social network:
“Da presidente dell’Argentina, essere attaccata dalle lobby criminali finanziarie legate ai ‘fondi avvoltoio’ è per me solo un onore”.
«L’Argentina è un paese che è disposto a pagare e ha la capacità di pagare. E pagherà il suo debito, nonostante la “molestia” dei fondi avvoltoio. Gli Stati Uniti vogliono sgretolare la ristrutturazione del nostro debito, vogliono un ritorno al passato, quando l’Argentina era in ginocchio e supplicava prestiti a tassi esorbitanti. E se per fare ciò devono passare sopra la sovranità e le norme di diritto internazionale, loro non hanno alcun problema: distruggono tutto come fanno ovunque nel mondo».
«Ci siamo riuniti qui circa un anno fa, quando veniva qualificato come terrorista il regime del presidente Bashar al-Assad in Siria e voi tutti (rivolta ai rappresentanti dei paesi occidentali) appoggiavate le forze ribelli in Siria, quelle che voi stessi qualificavate come “rivoluzionari” per la democrazia. Oggi ci riuniamo per sradicare questi rivoluzionari che si sono rivelati essere dei terroristi. Noi ci siamo riuniti oggi per adottare una risoluzione internazionale che incrimini e combatta l’ISIS, mentre sappiamo che questa organizzazione ha ottenuto l’appoggio di paesi ben conosciuti e che sono gli attuali alleati di alcuni dei grandi stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Cosa direte adesso dei combattenti della libertà contro il Governo legittimo della Siria che ora sterminano persone, compiono crimini indicibili ed atti terroristici? Cosa direte di coloro che oggi compongono l’ISIS che erano i Freedom Fighters (combattenti per la libertà) nella guerra contro Assad in Siria? Questo è un problema: le grandi potenze cambiano troppo facilmente il concetto di amico e nemico, terroristi e non terroristi, e dobbiamo chiarire che non possiamo continuare a usare le posizioni politiche o geopolitiche internazionali per risolvere questioni di potere. Fino a quando ciò accadrà, che il valore del voto dei cinque membri permanenti è più forte rispetto ad altri membri delle Nazioni Unite, non si risolverà niente e ogni anno faremo gli stessi discorsi».
“In passato avete inserito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste, mentre si tratta di un grande partito riconosciuto in Libano!”.
“Voi avete accusato l’Iran di essere dietro l’esplosione che aveva come obiettivo l’ambasciata israeliana a Buenos Aires nel 1994, quando le indagini argentine non sono riuscite a dimostrare il coinvolgimento dell’Iran” (Chissà come mai proprio negli ultimi mesi le indagini hanno subito un’impennata improvvisa… Il procuratore federale Alberto Nisman ha accusato il coinvolgimento del governo argentino, contestandogli di aver aiutato l’Iran in cambio di favori economici, specie in ambito petrolifero. Il presidente bolivariano Ugo Morales lo ha definito un “colpo di stato giudiziario” atto a far cadere la Kirchner, in Sudamerica abbiamo decine di esempi identici e sappiamo bene chi pilota certe manovre. Per accelerare questo golpe ci si è inventato il colpo a sorpresa: nel gennaio 2015 il procuratore Nisman è stato ritrovato morto – lo hanno suicidato? – ed ovviamente il passo successivo è stato l’incriminazione della Presidenta per aver ostacolato la giustizia. Dovrebbe far riflettere come il primo giornalista a scrivere delle presunte responsabilità della Kirchner, Damian Pachter, sia riparato in Israele dicendo di sentirsi minacciato in Argentina. I rapporti fra la Casa Rosada e i “vecchi padroni” sono ai minimi termini, la Kirchner ha imposto che nessun esponente governativo presenziasse alla marcia di Parigi dopo gli attentati di gennaio, sta per nascere una nuova agenzia di intelligence, la AFI, in difesa del popolo, delle istituzioni nazionali argentine e slegata dai vincoli che il vecchio SIDE aveva con CIA e Mossad e solo qualche giorno fa il ministro degli esteri Timerman, ebreo, ha inviato un comunicato ufficiale al suo pari israeliano nel quale pretende che lo stato ebraico si astenga dall’uso del territorio argentino come “teatro delle sue operazioni di interesse geopolitico. Israele si deve limitare, sul suolo argentino, a rispettare le norme e i comportamenti previsti dalle leggi locali e nazionali”).
“Voi avete adottato una risoluzione contro Al Qaeda dopo gli attacchi dell’11 settembre. Paesi come l’Iraq e l’Afghanistan sono stati profanati e i loro abitanti uccisi, mentre, entrambi i paesi, stanno ancora soffrendo il terrorismo!”.
“Avete dimostrato dopo la guerra israeliana contro Gaza, che Israele ha commesso un disastro orribile e causato la morte di molti civili palestinesi, ma la vostra attenzione è diretta a quanti razzi hanno colpito Israele che non hanno provocato né danni né vittime!”.
“I terroristi non sono soltanto quelli che piazzano bombe, ma esistono anche terroristi economici che sconvolgono l’economia dei paesi, causando fame, miseria e povertà. Il mio paese non vende o produce armi, ma noi siamo un paese che produce energia, che ha il petrolio. Dovete capire e riconoscere quali sono gli elementi più idonei per combattere il terrorismo” (riferendosi ai finanziamenti ricevuti dall’ISIS).
“Per favore, se mi succede qualcosa, e lo dico veramente sul serio, che nessuno guardi al Medio Oriente. Guardate a Nord per favore. Non vengano da noi a creare la storiella dell’ISIS che cerca di uccidermi”.


lunedì 23 febbraio 2015

CharlieHebdo. “Un errore quelle vignette satiriche”. Parola di Miyazaki

128Di Giuseppe Contarino (barbadillo.it)

 
Ad oltre un mese dall’attentato terroristico alla sede del giornale francese Charlie Hebdo, il buonismo dei difensori della libertà (o anarchia?) d’espressione non si è ancora spento. L’episodio avvenuto qualche giorno fa a Copenhagen, infatti, ha riportato l’attenzione sui disegnatori delle cosiddette “vignette blasfeme”.
Ma in mezzo al coro dei “Je suis Charlie” si ode, per fortuna, qualche voce in disaccordo. E non è cosa da poco se questa voce appartiene ad Hayao Miyazaki, il celebre regista d’animazione giapponese e cofondatore dello Studio Ghibli. Intervistato dall’emittente nipponica TBS radio, Miyazaki ha avuto il coraggio – o forse l’onestà intellettuale – di affermare quello che di sicuro molti pensano ma non dicono: “Ritengo sia un errore disegnare caricature sulla fede di culture diverse”, ed aggiunge “Sarebbe una buona idea smettere”.
Quella di Miyazaki non deve essere interpretata come una posizione contraria alla satira o alla sana critica. Egli stesso precisa che “la satira dovrebbe rivolgersi prima di tutto ai politici della propria nazione”, dando ennesima dimostrazione di quello spirito equilibrato, sobrio e pacato che il “libero” Occidente ignora grossolanamente.
Una lezione di stile che dovrebbe far riflettere – pia speranza – i forcaioli nostrani, crociati della libertà d’espressione (per le proprie idee) ma ben poco propensi al rispetto (delle idee altrui).
Miyazaki, per chi non lo sapesse, è uno dei massimi esponenti dell’animazione giapponese. Vincitore di due premi Oscar e del Leone d’oro alla carriera, è l’autore di fortunati lungometraggi tra cui “Il mio vicino Totoro”, “Porco rosso”, “La città incantata” ed “Il castello errante di Howl”. La sua ultima fatica, “Si alza il vento” è uscita nelle sale italiane nel settembre 2014.

venerdì 20 febbraio 2015

Casaggì Valdichiana aderisce alla fiaccolata contro terrorismo e immigrazione



Dopo il corteo a Siena per ricordare i Martiri delle Foibe scenderemo nuovamente in piazza per chiedere a gran voce il blocco degli sbarchi dei clandestini e la difesa militare dei nostri confini. Con le recenti evoluzioni nel quadro geopolitico libico e la conseguente gestione dei flussi migratori da parte dell'Isis, resta prioritaria l'immediata chiusura delle nostre frontiere, per evitare che il terrorismo internazionale possa infiltrare le proprie cellule nel nostro territorio ed ottenere un facile metodo di autofianziamento attraverso il traffico di esseri umani. La nostra Marina Militare e la nostra Guardia Costiera sono ad oggi relegate al ruolo di "tassisti del mare", con conseguenze nefaste per la nostra credibilità internazionale e per il futuro del nostro paese, preso letteralmente d'assalto da profughi e immigrati clandestini di ogni nazionalità. E' necessaria una scelta nazionale dell'Italia, senza le pelose supervisioni di Onu e Europa, che possa finalmente risolvere il problema e dare un forte segnale in senso sovranista e politico. Sabato 21 febbraio una nostra delegazione di militanti sarà quindi presente in Piazza San Lorenzo per dare il proprio contributo a questa battaglia.

martedì 17 febbraio 2015

I confini non si difendono con le chiacchiere



Intervenire rapidamente in Libia contro l’ISIS significa tutelare i confini nazionali e ristabilire la nostra credibilità internazionale.
Rimanere in attesa potrebbe, invece,portare ad un peggioramento della situazione nel Mar Mediterraneo, eventualità da scongiurare. 
L’Italia deve dimostrare di non dover dipendere dalle decisioni di stati che da decenni tentano di relegarla ad un ruolo di marginalità e subalternità nello scacchiere internazionale. Risulta quanto mai necessario dimostrare a nazioni come USA, Francia ed Inghilterra (le stesse che hanno creato il problema ISIS) che l’Italia è padrona del proprio futuro e se necessario può agire senza aspettare il loro benestare.

Difendere l'Italia
ADESSO!

domenica 15 febbraio 2015

FOIBE: CENTINAIA CON CASAGGì ALLA MANIFESTAZIONE FIORENTINA...












Per il decimo anno consecutivo Casaggì e la destra fiorentina hanno ricordato i martiri delle foibe nella magnifica cornice del Piazzale Michelangelo. 

Centinaia di persone, con fiaccole e tricolori, hanno reso omaggio alle migliaia di italiani infoibati dai partigiani comunisti di Tito. 

Ancora una volta, nonostante tutto e tutti, abbiamo scritto una bella pagina di militanza e di identità, ricordando degnamente chi non ha mai rinnegato la propria italianità.