sabato 28 novembre 2015

TERRORI$MO I$LAMICO

Da anni sentiamo parlare di terrorismo islamico, ultimamente di ISIS. 
La prima cellula a dare il via al fenomeno fu Al Qaeda, ma soprattutto il suo leader Osama bin Laden. 
Dal giorno dell’attacco alle Torri Gemelle di New York il Mondo ha scoperto il terrorismo su scala globale e soprattutto da quel giorno è nato il “terrorismo islamico”. Pian piano l’Occidente iniziò ad accomunare in maniera spesso impropria e superficiale la religione con gli atti delle cellule terroristiche. Con la nascita dell’ISIS siamo passati ad un livello superiore ossia la presenza di un fantomatico “Stato Islamico” quindi una vera e propria porzione di territorio gestito ed amministrato da terroristi. Ciò è stato possibile grazie alle così dette “primavere arabe” ed alla volontà di governi della Penisola Arabica come Qatar e Arabia Saudita che insieme agli alleati occidentali USA, Francia e Inghilterra in prima battuta hanno finanziato l’ISIS in ottica anti-Assad. Le guerre volute dagli americani in Afghanistan e Iraq che secondo costoro sarebbero servite a portare pace e democrazia in Medio Oriente,in realtà hanno solo portato bombe e zone grigie dove sono potute proliferare cellule terroristiche. 
L'ISIS ha espanso i suoi confini su parte del territorio iracheno e siriano esercitando controllo politico compiendo di pari passo azioni contro yazidi ,curdi e cristiani. Tutto ciò in nome di Allah, riuscendo così a nascondendosi dietro a un culto religioso secolare e seguito da miliardi di credenti. I titoli sensazionalistici di alcuni media e gli urli di qualche “politico” opportunista hanno indotto l’opinione pubblica ad accusare tutti i musulmani di spalleggiare o comunque non condannare il terrorismo. 
Giunti a questo punto non dobbiamo cadere nell’accusa generalizzata, nella logica “fallaciana” del puntare il dito contro il mondo islamico, anzi dobbiamo sostenere quei musulmani che si oppongono da sempre all’ISIS; va sostenuto il Presidente Siriano Assad e il suo alleato Vladimir Putin, ma ancor di più gli europei devono abbandonare la passività per l’azione, il servilismo per l’intraprendenza, il rifiuto delle proprie origini per una riscoperta delle radici comuni. Abbiamo quindi due fronti: uno interno che è quello più difficile ossia con noi stessi e quello esterno contro l’ISIS.