lunedì 22 agosto 2016

Il piccolo Omran e quella verità nascosta, che dovrebbe indignarvi

di Marcello Foa (ilgiornale.it)

Vi siete commossi per il piccolo Omran salvato dalle macerie di Aleppo? Certo che sì, ci siamo commossi tutti. Però la storia andrebbe contestualizzata, cosa che quasi nessuno ha fatto.

Non mi riferisco tanto alla possibilità che l’immagine sia stata costruita ovvero che si sia trattata di una “photo opportunity”, ovvero di una sequenza in apparenza spontanea in realtà costruita ad arte, evocata da alcuni blogger. Che sia autentica o ritoccata è stata usata per una campagna di propaganda tipica dello spin, con la speranza di suscitare un’altra ondata emotiva e in seconda battuta politica, analoga a quella provocata da un’altra fotografia celebre, quella del piccolo Aylan sulle spiagge turca. Quegli scatti indussero la Germania ad aprire le frontiere, rendendo moralmente accettabile il flusso di migranti verso l’Europa, flusso che oggi è diventato incontrollabile, dimostrando quanto improvvida fu la decisione di Frau Merkel.

Ecco perché anche oggi bisognerebbe evitare di non limitarsi all’emotività e di capire bene quale sia la vera posta in gioco.

In estrema sintesi l’equazione che viene proposta dai media e dai politici mainstream è la seguente i russi e Assad hanno bombardato Aleppo, colpendo dei bimbi innocenti come Omran. L’Occidente non può rimanere insensibile e deve intervenire in difesa della popolazione civile e in difesa dei ribelli islamici che combattono contro Assad e che – badate bene – non sono dell’Isis ma sono moderati e nostri amici.

Non è un caso che negli Stati Uniti voci autorevoli invochino proprio in queste ore un intervento della Nato in Siria.

Moderati? Amici?

Siamo sicuri?

Il sito Information Clearing House ha ricostruito chi è davvero l’eroico fotografo che ha scattato l’immagine di Omran nell’ambulanza. Si chiama Mahmoud Raslan e non è propriamente un novello Gandhi. Sulla sua pagina Facebook ha postato più volte commenti inneggianti al martirio dei kamikaze islamici e alla Guerra e appare più volte con la banana tipica del jihadista. Ma soprattutto appare in un selfie con due membri di un commando del gruppo militanti “Zenkie” e protagonista di un episodio orribile.

l fotografo di Omran con i guerriglieri del commando che hanno sgozzato un bimbo di 12 anni.
Trattasi dell’arresto, sempre ad Aleppo, di un bambino palestinese di 12 anni. Guardatelo nella foto: ha smagrito, ha l’aria smarrita, è figlio di una famiglia di profughi. Gli operatori umanitari e persino gli altri gruppi presenti ad Aleppo hanno negato che si trattasse di un terrorista, di un baby, molto baby terrorista. Verosimilmente ha avuto solo la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Ma i militanti di Zenkie non hanno voluto sentir ragioni. Lo hanno preso, caricato su un pick-up attorniato da un un gruppo di militari esaltati, giubilanti per aver catturato un “nemico”. Di dodici anni. Tra di loro due persone. Sono le stesse due persone che appaiono anche in un selfie con un raggiante Raslan.

Potrei mostrarvi il video di quel che accade dopo, ma non ne ho il coraggio. Quelle immagini hanno anche shoccato anche me.
I guerriglieri hanno fermato il pick up in una strada, hanno legato le mani del povero bambino dietro la schiena, lo hanno sdraiato a pancia in giù. Un giovane si è avvicinato con un coltello, gli ha alzato la testa, sgozzandolo e poi decapitandolo.

Ecco, questi sono i ribelli moderati per cui la Nato dovrebbe mobilitarsi.

Ecco, questi sono gli episodi che dovrebbero indignare l’Occidente, ben più della commovente foto di Omran ma scommetto che pochi di voi ne erano al corrente. Eppure l’esecuzione è avvenuta il 25 luglio, nemmeno un mese fa.