giovedì 29 maggio 2014

E i parassiti-oligarchi pensano al Ttip...



di Lorenzo Moore (Rinascita)

L’Europa della miseria, paladina dell’usura bancaria e aggrappata agli scampoli di potere a lei delegati da Wall Street, dalla City e da Francoforte (Bce), vorrebbe rispondere allo schiaffo ricevuto dai popoli d’Europa nelle recenti elezioni che hanno bocciato il partito unico ppe-pse dell’euro-crazia, con un nuovo salto nel buio: l’accelerazione della firma del l’infame Ttip, la creazione cioè di un’ulteriore area di libero scambio, di flessibilità nel lavoro, di tagli sociali, di sudditanza alle politiche economiche, agricole e tecniche degli Stati Uniti.
I negoziati, già in corso – e caldeggiati dallo stesso Barack Obama nel suo recente viaggio alle colonie occidentali europee, Italia compresa – ma nel segreto più assoluto, dicono i paladini-oligarchi dell’Unione europea, dovrebbero condurre, in tempi brevissimi, alla firma quantomeno di un “mini-patto subito” Ue-Usa.
I media disinformatori dell’Occidente – in Italia Corriere della sera in testa – “giustificano tale patto-capestro come una mossa per “rispondere alla nuova aggressività della Russia di Vladimir Putin”, sbandierando la questione ucraina – un manifesto caso di conculcamento della libera volontà di un popolo europeo di scegliere il proprio naturale destino: in quel caso il desiderio della maggioranza pro-russa dell’Ucraina orientale – come motivo essenziale per tale scelta.
La stampa embedded e i media omologati spacciano tale mini-patto come la possibilità di creare “un’area commerciale Usa-Ue senza precedenti”, foriera di chissà quale volano allo sviluppo e al benessere economico.
Nulla di più falso.
La prima conseguenza dell’eventuale firma clandestina (da parte di rappresentanti non eletti dai popoli europei!) di un tale accordo “transatlantico”, ridurrebbe le economie nazionali dell’Europa occidentale alla mercè dei grandi capitali delle multinazionali d’oltreoceano, con tutto il loro carico di deregolamentazioni, flessibilità nel lavoro, spaccio di prodotti chimici e surrogati, dagli ogm in giù, e cioè ad un grande mercato di consumo dei beni nordamericani e di progressiva scomparsa delle produzioni europee autoctone.
Non a caso in Francia, Marine Le Pen, diventata la guida del primo partito nazionale, oltre a chiedere l’immediate dimissioni di Hollande (i socialisti sono ormai il terzo partito d’oltralpe e non hanno più rappresentatività), e a chiedere la rottura del patto che ha imposto ai popoli europei una moneta unica a debito, l’euro, ha posto come terzo motivo di battaglia la denuncia del Ttip.
Come non è un caso che Mario Draghi, per nulla afflitto dallo schiaffo all’eurocrazia, da Sintra in Portogallo, ha annunciato un proseguimento tetragono della politica di anti-deflazione e di immissione di liquidità a buon mercato alle banche, senza alcun cenno né alla crisi economica dei cittadini (e non delle banche) né a possibili interventi come quelli sugli eurobond, ormai quasi unanimemente sollecitati dagli stessi suoi sponsor liberaldemocratici del ppe e del pse.
Per quanto riguarda l’Italia – purtroppo egemonizzata da un Pd governativo schierato su posizioni di partecipazione all’Ue, alla Bce e al Fmi – le prospettive, con la prossima assunzione della presidenza dell’Unione europea da parte di Matteo Renzi, sono catastrofiche. Il suo vice-ministro alla Miseria (lo chiamano “Sviluppo”), Carlo Calenda, si sta dando un gran da fare, qui e negli stessi Usa, perché questo vergognoso mini-patto Ue-Usa possa essere firmato già a novembre, dopo le elezioni statunitensi dette di “medio termine” (che i “democratici” nordamericani non vogliono turbare immettendo nella campagna elettorale un tema – quello del commercio transatlantico appunto – non del tutto digerito da quel partito e dai suoi elettori).
Il mini-patto che andrebbe ad essere firmato, riguarderebbe, allo stato, il fondamentale settore dell’energia (con gli Stati Uniti intenzionati a sostituirsi alla Russia e al gas che a noi per esempio giunge a Monfalcone con forniture – più care e prive, al momento degli adeguati mezzi di deposito e trasporto – di gas da scisto, la tecnologia sperimentale Usa di estrazione del gas dalla frantumazione delle rocce), e i comparti di agricoltura, auto, chimica, farmaceutica, cosmetica, tessili e para medicali. Poi si passerebbe ad accordi specifici su ogm, trasporti, audiovisivi, servizi finanziari.

Occorre una mobilitazione dal basso, di popolo, subito, per bloccare sul nascere, prima che sia troppo tardi, questa esiziale rinuncia nazionale ed europea alla propria indipendenza economica.