domenica 1 dicembre 2013

La tirannia ”democratica”



 

La tirannia ”democratica”



 di Alessandro Scipioni (Rinascita)


Non può un uomo essere libero in una nazione schiava. La libertà individuale è connessa e dipende molto dal contesto  che la circonda. Non è libertà, l’iperlibertinaggio che viene offerto oggi dal nuovo ordine mondiale.
Non si contesta le singole scelte, e non ci si rende maestri di alcuna morale. Ma riflettiamo esattamente su cosa sia questa libertà che ci viene offerta in un mondo che viene etichettato come il più libero.  Cosa possiamo realmente fare? Avere una vita privata piena di ogni tipo di avventure, potremmo in futuro liberamente drogarci, verranno consentiti i matrimoni omosessuali, potremmo adottare bambini da singles, potremmo spostarci come vogliamo per il mondo, potremmo credere o non credere in tutto. Ma i nostri paesi dovranno comunque adottare la politica monetaria imposta da altri, non potremmo avere la libertà di codificare comportamenti che urtano la sensibilità dei nostri Popoli, la nostra sovranità in campo legislativo sarà subordinata a scelte fatte da stranieri, chi votiamo conterà di meno del capitale apolide. E per guardare solo al presente abbiamo la libertà di far morire milioni di persone di fame per avere le rate che divorano il potere d’acquisto dei nostri stipendi, possiamo “sballarci” in cambio di non guardare alla distruzione della nostra millenaria civiltà.
E saremo gli uomini liberi del più libero dei mondi?
Viviamo addirittura in un epoca nella quale un qualsiasi speculatore disonesto si sveglia la mattina fa crollare un mercato per avere ancora più denaro  in un giorno per specularci ancora, di quanto una nazione africana potrà avere in cento anni per mangiare. E ciò costerà ancora posti di lavoro disperazione e miseria anche in occidente.  Viviamo in un mondo nel quale politicanti da réclame televisiva vanno a pontificare del diritto dei mercati a strangolare barbaramente le persone, a calpestare la dignità umana e lo chiamano progresso. Non è male che un popolo venga distrutto al solo scopo di permettere lo smodato arricchimento di pochi singoli, non è male che questi pochi singoli usino il futuro delle persone come se si trattasse di pacchetti d’azione , ma è un abominio, agli occhi dei nostri politici, mettere un freno alla loro avidità.
Mai come in questa epoca gli uomini, i Popoli sono stati più schiavi. Ogni nostra conversazione telefonica è registrata, ogni email, i nostri pur minimi movimenti su internet possono essere   controllati e per decine di anni, l’avidità del mercato schiaccia le nostre speranze, eppure abbiamo l’impressione di essere liberi. Liberi di fare ciò che vogliamo,- ma è ovvio! Crediamo forse  agli schiavi di ogni epoca sia mai stato vietato di accoppiarsi? O crediamo che al padrone di due in catene interessasse se questi due fossero omo o eterosessuali, o che gli impedisse di ballare nei loro alloggi? Questo non interessa ai padroni, anzi…  Balla pure caro schiavo, ubriacati ti forniscono anche la birra, fai tutto quello che vuoi ma non spezzare le catene.
Non discutete il mercato, restate schiavi dei consumi, fregatevene dei popoli oppressi, della vostra cultura annientata, dei soprusi del capitale apolide,  ed in cambio potrete andare a letto con chi preferite, sposare una persona dello stesso sesso, bere, tutto quello che volete  non è la morale che interessa, sono le nuove catene che non vanno spezzate.
Ora  non è questo un giudizio morale, è soltanto una costatazione su ciò che ci consentono di fare ciò che vogliamo in un ambito privato in cambio di poter rinunciare alla libertà vera dei nostri popoli, a patto che non tentiamo di scostarci dal nostro ruolo, che accettiamo l’oppressione dei mercati.
 Ammoniva profeticamente il grande Pericle nel proprio discorso: “Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore”.
 Non era oggi come allora l’abdicazione all’interesse verso la cosa pubblica del cittadino, la dimenticanza dei propri fratelli  l’obbiettivo dei veri Tiranni? Non è oggi la stessa falsa libertà a far sentire l’odierno schiavo l’uomo più libero al mondo, a far prosperare la dittatura del capitale?