sabato 30 novembre 2013

Passato,presente e futuro…


di Mario M. Merlino


Dopo un lungo peregrinare, carico di suggestioni, ci si rende conto come non sia in Oriente da ricercare la fonte – o le fonti – della saggezza ma qui in questo nostro Occidente, magari volgendosi a Nord da dove sarebbero scese le genti arie. Così la pensava lo scrittore Hermann Hesse e su questo mito – o certezza – Adriano Romualdi fondava il suo convincimento di una necessaria e inevitabile rinascita e riscossa europea. Nel celebrare il solstizio d’inverno, grandi roghi a forma di ruota e di svastica venivano accesi nelle gelide notti, la morte e la vittoria sulle tenebre del Sole – quel Juppiter Sol Invictis per i Romani – eternizzava la speranza e la fierezza, la speranza appunto della ‘resa dei conti’, la fierezza d’essere dalla parte di coloro che, avendo mantenuto salde le radici, avrebbero ottenuto il premio più ambito per un guerriero, la vittoria. Così i miti portati in piazza urlati a squarciagola disegnati sui muri con la vernice rossa da un magma informe e degenere, ‘cortigiani, vil razza dannata’, vittime di eco perverse di una ideologia del basso, sarebbero impalliditi, si sarebbero disfatti, si sarebbero mostrati nella loro natura bugiarda e inconsistente.

(Un arrogante asmatico argentino erede della razza dei conquistadores inforestato nella selva boliviana, un volto scheletrico di orientale con rada barbetta lunga e bianca emerso dalle risaie indocinesi, un cinese dal sorriso sornione e funesto agitante il libretto rosso fitto di una sequela di massime becere e banali, il russo dagli occhi mongoli e il pizzetto luciferino nella testa un tumore maligno tornato in Russia in un vagone piombato, i folti baffi del georgiano e tutto il suo volto ad esprimere una crudeltà volitiva e assoluta da seminarista e rapinatore di treni… Tutti costoro – con in testa il grande guru talmudico e profetico dalla capigliatura leonina – come avrebbero potuto resistere quando si sarebbe levata in alto e dispiegata al vento la bandiera e compatte si sarebbero serrate le file di quella nuova generazione di uccisori di serpenti? Nella notte già si udivano lontani i tamburi rullare…).

Europa… Dal 1945, in quei primi di maggio, quando la capitale del Reich era ormai ridotta ad un ammasso di rovine e sul Reichstag veniva innalzato il rosso vessillo con la falce e il martello, la Finis Europae, un crepuscolo degli dei, mentre gli ultimi difensori cercavano scampo nei cunicoli della metropolitana. Difensori con la divisa delle WaffenSS ma provenienti da tante parti del continente con un duplice intento: la crociata antibolscevica e la costituzione del nuovo ordine. Entrambi con le armi in pugno. Anche qui un mito per la nuova generazione di giovani europei – ‘un Panzerfaust sulla spalla si scrive la storia’ –.

(12 dicembre 1969, torno verso casa per via Tuscolana, in compagnia di Riccardo. Mi fermo a telefonare da una cabina a Sandro G., che abita nei pressi, per farmi restituire I leoni morti di Saint-Paulien. Poche ore dopo agenti dell’Ufficio Politico in borghese suonano alla porta di casa. I leoni morti, un capretto tra le sbarre… Pochi anni fa, forse ultimo viaggio d’istruzione a Berlino. Ci fa da guida un latino-americano con perfetta conoscenza dell’italiano, egli, pensando di solleticare le vanità di un professore dai capelli lunghi e la camicia a scacchi fuori dei pantaloni, mi bombarda – e, con me, gli alunni – facendo sfoggio e mostrando tutte le tracce e gli attestati delle nefandezze della Germania nazista. Ovviamente ci porta davanti al vecchio Reichstag, ora sede del Parlamento tedesco, continuando a snocciolare il rosario dei crimini… Alla fine mi viene a noia e, allora, giù con tutte le nozioni intorno a quei luoghi, un perimetro difeso e conquistato solo dopo tre giorni di combattimento, un fiume in piena, a farlo impallidire tossire nervoso rianimarsi entusiasmarsi arruolarsi, mi auguro, in coloro che non ci stanno più…).

Ecco: è da qui che il cammino, tortuoso confuso imperfetto quanto si voglia, della gioventù del dopoguerra s’è mossa alla ricerca di un orizzonte più grande, cammino a cui va riconosciuto il merito d’essere, di volta in volta, per quella – un’Europa di trecento milioni di uomini, l’Europa-Nazione, l’Europa delle Patrie, strade d’Europa (la canzone e il libro) – e contro quella che oggi si manifesta – il potere finanziario delle banche un parlamento privo di carisma gli egoismi commerciali le sudditanze agli USA un’intrinseca debolezza –.
(A giorni un convegno perché ci si chieda cosa essa rappresenti per le varie comunità del ‘nostro’ mondo e come vorremmo che essa si realizzi nella nostra mente nel nostro cuore nella nostra azione. Ne parleremo, ne riparleremo).