sabato 18 maggio 2013

Aumentano i detenuti e crollano i finanziamenti al Dap


di Matteo Mascia (Rinascita)

Il Governo di Enrico Letta continua a temporeggiare su tantissime problematiche. La giustizia potrebbe restare immune da qualsiasi processo di riforma, stretta tra le pressioni del Popolo della libertà e l’approccio acritico di larga parte del Partito democratico. La dialettica finirà per incancrenirsi sulle intercettazioni e sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente. Solo pochi volenterosi si concentreranno sui problemi delle carceri, sull’incredibile consistenza dell’arretrato civile e penale o sulla gestione dei pazienti che si apprestano ad essere rilasciati dagli ospedali psichiatrici giudiziari.
Un film già visto nel corso di tutta la cosiddetta “seconda repubblica”. Alle parole hanno fatto seguito pochissimi fatti, gli sforzi del singolo sono stati messi su un binario morto dalle Commissioni prima e dell’Aula poi. Sovraffollamento, diminuzione degli spazi a disposizione dei detenuti, drastica riduzione delle risorse. Sono gli annosi problemi che continuano ad affliggere il sistema penitenziario nazionale; dinamiche che sono state illustrate durante un convegno organizzato, ieri, a Firenze. Secondo la ricerca presentata in occasione dell’appuntamento toscano, la popolazione detenuta in Italia ha raggiunto cifre senza precedenti, ben superiori alle oltre 61mila presenze del luglio 2006, data dell’ultimo provvedimento di indulto. Al 31/03/2013 la popolazione detenuta è pari a 65.831 unità, 4.800 in più del giugno 2006. Alla dichiarazione dello stato di emergenza per il sovraffollamento carcerario, 13 gennaio 2010, nelle carceri italiane c’erano 64.791 persone, a fronte di una capienza di 44.073, con un tasso di affollamento del 147 per cento (147 detenuti ogni 100 posti).
Dal 31 dicembre 2009 al 31 marzo 2013 la capienza del sistema penitenziario nazionale è passata da 44.073 a 47.045 posti, registrando così un aumento ufficiale di 3.000 posti, pari ad una crescita di oltre il 6 per cento. In realtà, però, la crescita delle capienze dipende da un diverso calcolo degli spazi disponibili piuttosto che dalla effettiva disponibilità di nuovi spazi i quali invece sembrano essere sempre meno, un artifizio contabile-amministrativo utile solo a rappresentare una situazione diversa rispetto a quella vissuta da ristretti ed agenti di Polizia penitenziaria. La riduzione delle risorse viene sottolineata da alcuni dati recentemente diffusi dall’Associazione Antigone, una delle più attive sul fronte della difesa dei diritti dei cittadini sottoposti all’esecuzione penale. Nel 2007, con una presenza media giornaliera di 44.587 detenuti, il bilancio del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ammontava a quasi 3 milioni e 100mila euro. Nel 2011, a fronte di una presenza media giornaliera di 67.174 detenuti, il bilancio è sceso a poco più di 2 milioni e 760mila euro, con un taglio del 10,6 per cento. I costi del personale sono calati solo del 5,3 per cento, quelli per gli investimenti (edilizia penitenziaria, acquisizione di mezzi di trasporto, di beni, macchine ed attrezzature) del 38,6 per cento e quelli per il mantenimento, l’assistenza, la rieducazione ed il trasporto detenuti, addirittura del 63,6 per cento. La sofferenza maggiore è per il mantenimento di attività trattamentali adeguate, come ad esempio l’accesso al lavoro, previsto per i detenuti con condanna definitiva come vero e proprio diritto.
Nel primo semestre 2012 a lavorare sono stati 13.278 detenuti, meno di un quinto del totale dei reclusi e comunque una cifra assai inferiore rispetto al numero dei condannati (che al 30 giugno erano 38.771). È la percentuale più bassa dal 1991, conseguenza dei drastici tagli del budget previsto nel bilancio del Dap per le retribuzioni dei detenuti che negli ultimi anni si è ridotto del 71 per cento: dagli 11 milioni di euro del 2010 si è passati ai circa 3 del 2013. Tendenze utili a mortificare – come se ci fosse il bisogno – lo scopo rieducativo della detenzione o delle misure alternative alla permanenza in cella.
In questo modo, i penitenziari continueranno a sfornare ex detenuti con percentuali di recidiva elevatissime. Il ministro Anna Maria Cancellieri dovrà dimostrare di avere la volontà per imporre un cambio di rotta radicale. I partiti dovranno cercare di apportare il proprio contributo senza scadere nella bassa propaganda elettorale. L’attuale situazione non è funzionale alle esigenze dei cittadini. Solo chi è in malafede può affermare il contrario.