lunedì 21 luglio 2014

Di Europa si deve informare, parliamone!


di Giovanni Negri (L'Intellettuale Dissidente)

Facciamo un passo indietro. Senz’ombra di dubbio (e senza ironie) il primo pensatore moderno è stato Cartesio, da Cartesio abbiamo imparato il cogito: il pensare come prima forma di identità, che inizia mettendo in dubbio ogni affermazione esterna e sensoriale, il così detto dubbio metodico. Cartesio ci ha istruiti a “noi stessi” . La conoscenza parte quando ciascuno di noi cerca la propria identità intellettuale. Noi Italiani, negli anni, abbiamo affinato con grande maestria quest’arte del cogito fino ad avere una totale e chiara percezione della sinderesi umana. Oggi lo strumento pratico della nostra emancipazione è proprio il dubitare, primo requisito per fare la scelta giusta.

Ci chiediamo se per i nostri figli sia adatta una scuola privata piuttosto che un’ altra pubblica, se sia giusto leggere quel quotidiano troppo di sinistra piuttosto che un altro orientato diversamente, addirittura siamo arrivati a diffidare della medicina, e a chiederci se non sia meglio talvolta adottare rimedi naturali. Insomma abbiamo capito come istruire ed educare il pensiero, come non dare nulla per scontato o essere il prodotto di scelte altrui, ci siamo fatti noi stessi ago della bilancia in virtù di una ricerca personale della verità. Certo, con questa conoscenza di base, non ci è stato affatto difficile capire, e subito prendere le distanze, dalla campagna di indottrinamento pro-Europa trasmessa sui canali della televisione pubblica Rai.

Ancora più inqualificabile è l’atteggiamento, finto naif ,che lo stesso palinsesto assume nel propugnarci quei sermoni ad orari di pranzo o di cena. Il popolo italiano, in coscienza, sa che la Rai, televisione di Stato, dovrebbe essere una televisione amica e madre, garante di diverse libertà e culture; ovvero il mezzo attraverso il quale al cittadino l’informazione arriva pura, priva di qualsivoglia ideologica faziosità. Questa campagna mistificatoria intrapresa dalla tivvù italiana sembra essere un epigono delle pericolosissime tivvù di regime, che non informano ma violentano, non acculturano bensì coartano. Per dirla come il filosofo Fusaro: “ Non si tratta di globalizzazione ma di globalitarismo”.


Avremmo si accettato una campagna d’informazione culturale, scevra però da qualunque orientamento preponderante, dove più culture tra loro dialogano e restituiscono al cittadino la libertà di scelta che gli spetta, come diritto dell’uomo, oltre che etica di stato democratico. Se lo scrittore Thoreau nel suo saggio: “Disobbedienza civile” ci tenne ad informarci che “il governo migliore è quello che governa meno” oggi potremmo dire che siamo alla peggiore forma di governo, laddove si sua la televisione di Stato, voce di governo, per cucire addosso al popolo un’ unica cultura, pro-Europa, da difendere e portare addosso come una livrea. La verità è che queste grandi organizzazioni associative internazionali UE, ONU sono bastioni a protezione di meri interessi economici, propagandati ,invece, come unica grande egida di democrazia, libertà e pace.

Sotto gli occhi di tutti sono le loro falle e contraddizioni, come quando dovrebbero agire e manifestare il loro scopo e invece immobili cercano il modo di defilarsela. L’ONU e le sue misure mai seguite da tutte le nazioni, (vedi Iran), l’UE e i suoi scheletri, più che nell’armadio in mare, quando non interviene sul problema sbarchi nel Mediterraneo, nonostante un’ azione in questo ambito sarebbe la migliore pubblicità. Tutto ciò si và a inurbare in un contesto Italiano di per se spurio e settario, dove non si riesce ancora neppure ad immaginare una comunità unita. Sebbene condividiamo lo stesso territorio non riusciamo a non porre confini ai problemi, per non parlare delle soluzioni e all’identità comune di cui tanto abbiamo bisogno. Per alzare il capo dalla televisione che come un totem cerca di attribuirci quell’unica cultura e identità.