martedì 1 aprile 2014

De Benoist: “Il Front National? Verso destra o sinistra. Come il gollismo”

front-estremadi:  Nicolas Gauthier (barbadillo.it)


Ultimamente, i media fanno spesso riferimento alla “scivolamento a destra” della vita politica francese. La diagnosi è pertinente?
Tutto dipende da cosa intendiamo. Lo “scivolamento a destra” non ha assolutamente lo stesso senso a seconda che lo si intenda radicalizzazione politica della destra classica, o slittamento presunto della maggioranza delle opinioni a destra (che implicherebbe uno spostamento dell’asse centrale del dibattito politico) o una evoluzione generale della società – compreso il Partito socialista – verso una sorta di consenso liberale visto non come di destra (in questo caso, la proposta politica della sinistra si sarebbe a sua volta spostata, essendosi questa sinistra social-liberale raccolta intorno al sistema di mercato e al consumismo). Si parla di uno “scivolamento a destra”, risultante dall’offerta politica o dalla domanda dell’elettorato? Finché non si risponde a queste domande, parlare di “scivolamento a destra” è soltanto gossip. La domanda implica, peraltro, che ci sia una destra e una sinistra, la cui definizione possa essere oggetto di consenso. Dunque, questo non è più il caso oggi, non solo perché ci sono sempre destre molto differenti (liberale, conservatrice, repubblicana, contro-rivoluzionaria ecc.) e sinistre molto differenti, ma anche perché si assiste, da circa trent’anni, a una crescente instabilità dei criteri che determinano la contrapposizione fra destra e sinistra. Quando si sta assistendo a una ridefinizione o a una profonda trasformazione di concetti tradizionali di destra e di sinistra, è difficile affermare che una di queste categorie supera l’altra.
Quello che i sondaggi indicano di più è che la maggior parte della gente pensa che i concetti di “destra” e “sinistra” non significano più nulla…
Ci sono dei motivi. Recentemente si sono diffusi “a destra” temi come la critica dell’individualismo, il richiamo alle tutele sociali o la preoccupazione per una vera “ecologia umana”, che si trovava in altri tempi a “sinistra”. Si aggiunga un rifiuto del laissez-faire in economia e un sostegno più pronunciato a favore dell’intervento dello Stato per sostenere il mercato. La critica della PMA (Procreazione medica assistita, ndt) e della GPA (Media generale dei crediti, ndt), per esempio, riflette una inquietudine per l’invasione della logica ultraliberista che tende a trasformare la vita stessa in una merce. L’appello a un controllo politico dell’economia è “a destra” nuovo. I sondaggi mostrano che oggi gli elettori di destra  sono più favorevoli all’intervento dello Stato nell’economia di quanto non lo fosse l’elettorato di sinistra nel 1988! Soprattutto in periodo di crisi, la richiesta di autorità di uno Stato forte e protettore supera le contrapposizioni di parte.
I sondaggi rivelano anche una forte rivalutazione positiva dei valori di ordine, di tradizione e di autorità, come anche un aumento di opinioni critiche in materia di immigrazione e di sicurezza. Ma si tratta davvero di valori “di destra”?
Culturalmente, le classi popolari sono sempre state conservatrici, anche quando hanno votato a sinistra (negli anni Cinquanta, il Partito comunista stigmatizzava la contraccezione come un “vizio borghese”). Ciò che è vero, è che oggi si constata “a destra” una presa di coscienza di questioni culturali che una volta era del tutto inesistente. Non c’è mai stata tanta differenza su questioni culturali tra “destra” e “sinistra” quanto dalla fine degli anni Novanta.
Allo stesso tempo, altre autorità morali denunciano la “Lepenizzazione degli spiriti”.
La spinta del Front National nei sondaggi e nelle elezioni, è interpretato dalla opinione dominante come una prova di “scivolamento a destra”. E’ possibile constatare che c’è una porosità crescente nella frontiera che separa il FN e l’UMP, e quest’ultimo è accusato di “scivolare a destra” per seguire l’evoluzione dell’elettorato. Ora, il FN rifiuta di situarsi nell’ottica della differenza destra-sinistra e non c’è dubbio che è il programma economico e sociale “di sinistra” che attira molti ex elettori del Partito socialista e del Partito comunista. Il successo del FN potrebbe anche essere interpretato come la prova di uno “scivolamento a sinistra” della pubblica opinione di fronte ai problemi economici e sociali: il rifiuto dell’aumento della disuguaglianza, il rifiuto dei danni sociali della logica liberale e del dogma del libero scambio che ha portato alla globalizzazione. La forza di Marine Le Pen è di navigare di volta in volta sia “verso destra” sia “verso sinistra” allo stesso modo cui il gollismo, a suo tempo, s’era impegnato a conciliare l’aspirazione nazionale e l’aspirazione sociale. Questo è ciò che sta facendo il partito del momento.
Ma qui è meno sullo “scivolamento a destra” che bisognerà insistere piuttosto che sul divorzio tra la sinistra e le classi popolari. Trenta anni fa, i dirigenti votavano soprattutto a destra e gli operai soprattutto a sinistra. Dal 2007 avviene il contrario. I lavoratori restano oggi conservatori in materia culturale e anti-liberali in materia economica, mentre i dirigenti sono diventati sostenitori del liberismo economico e del liberalismo “sociale”.
Se Jean-Francois Copé (dirigente dell’Ump entrato in polemica con le associazioni islamiche per una dichiarazione sul consumo di pane al cioccolato, ndt) incarna lo “scivolamento a destra” e se François Hollande e il suo odio per i “ricchi” sono la sinistra, che cosa rimane all’uomo di buon senso?
Gli resta innanzitutto da capire che non c’è che il “nativo francese” ad amare il pane al cioccolato, poi che François Hollande, dal suo avvento al potere, non ha smesso di servire la zuppa a questi “ricchi” che dice di detestare. L’essenziale è che la destra abbia preso il sopravvento in materia di immaginario collettivo perché la sinistra al potere ha rinunciato al suo programma sociale e oggi si ritrova completamente disarmata di fronte alle richieste popolari. Non avendo nulla da offrire, avendo perso tutta la consistenza ideologica, diventa “inascoltabile”. Soprattutto perché il sogno europeo, che Mitterrand aveva venduto al Partito socialista come un sostituto della costruzione del socialismo, si è ora trasformato in un incubo. Jean-François Kahn ha recentemente osservato che “la socialdemocrazia ha contribuito a inculcare la sensazione che nulla è più possibile [ ... ] in un momento in cui le persone aspirano a un profondo cambiamento del modello di società”. In altre parole, la speranza ha cambiato campo.