lunedì 18 novembre 2013

Alitalia in picchiata


di Giuliano Augusto (Rinascita)


Perché sottoscrivere un aumento di capitale al buio, quello di Alitalia per 300 milioni di euro, che servirà soltanto a prendere tempo prima dell’inevitabile tracollo patrimoniale e finanziario, quando è invece molto più semplice non fare nulla ed aspettare che la compagnia di bandiera italiana crolli e si trasformi in una filiale della consorella di oltralpe? Questo si sono detti i dirigenti di Air France-Klm che non hanno alcuna intenzione di mettere mano al portafoglio per salvare una situazione che è considerata irrimediabile. Un no deciso a partecipare all’aumento di capitale ( in tal modo i francesi scenderanno dal 25% al 10%) ed uno altrettanto deciso no al piano industriale. Un no accompagnato da considerazioni tra il salomonico e la presa in gira visto che una nota dei franco-olandesi afferma che Air France-Klm “conferma il suo impegno a restare un partner leale e serio di Alitalia, nella continuità della partnership industriale in corso”. Della serie: tanto alla fine Alitalia diventerà una filiale di Air France. Non è un caso che senza l’apporto di Parigi aumenterà l’impegno dei soci bancari (Intesa-SanPaolo) ed in tal modo sarà reso meno indolore il momento nel quale gli stessi si libereranno delle proprie quote azionarie che verranno indicate come “non strategiche”.
Come previsto, il piano industriale è improntato al principio delle “lacrime e sangue” e come tale in grado di tagliare massicciamente i posti di lavoro (all’inizio si parlava di 4 mila esuberi, ora sono “soltanto” 2 mila) e di cancellare o ridurre molti voli nazionali, si parla di un totale di 19, specie su tratte senza troppi passeggeri (vedi la Roma-Venezia dove un volo giornaliero verrà soppresso). Il piano industriale prevede, bontà sua, un rafforzamento delle tratte internazionali ed intercontinentali che poi sono quelle che assicurano i maggiori ricavi. Ma poi contiene la riduzione delle retribuzioni di circa un 20% sia per gli equipaggi che per il personale a terra. Verranno tagliati 6 voli giornalieri sulla Roma-Milano e 2 sulla Roma Catania. Il no di Air France è stato giustificato con la considerazione che si tratta di un piano troppo ambizioso e per realizzarlo occorre confrontarsi con tanti soggetti, soprattutto per quanto riguarda “le indispensabili misure di ristrutturazione finanziaria” che non sono ancora presenti. Appunto. Resta infatti il problema dei soldi freschi in arrivo per compensare anni di esercizi in perdita. In mancanza dell’apporto finanziario dei franco-olandesi, e in attesa della decisione “ufficiale” di Poste Italiane, il diritto di prelazione sulle azioni inoptate è stato spostato a mercoledì 27 novembre. Sulla carta infatti il piano industriale va nella direzione giusta, quella di ridurre i voli sul breve e medio raggio e di aumentare al contrario quelli internazionali ed intercontinentali. Il nocciolo del problema è qui, in questa nuova fase che ristabilirebbe una prospettiva di potenziale risanamento finanziario. Ma che proprio per questo non piace ad Air France-Klm che, contrariamente alle dichiarazioni di facciata che ostentano rispetto per il presente ed il futuro di Alitalia, vorrebbe ridurla al livello di compagnia regionale, i cui aerei al massimo volano in Europa. Una filiale di Air France destinata inevitabilmente a scomparire per fusione o incorporazione dentro il gruppo franco-olandese. Con tutti i prevedibili danni potenziali anche per le nostre esportazioni.
A tenere banco nel frattempo è la veemente protesta dei sindacati che hanno annunciato una dura protesta nel caso dei 2 mila-4 mila esuberi annunciati. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, ha sostenuto che è assurdo parlare di esuberi senza un piano industriale. Si tratta delle stesse rimostranze che la Cisl si è ben guardata dal fare in presenza del pseudo piano industriale della Fiat che dal punto di vista occupazionale è stato catastrofico.
Senza Air France, almeno per il momento, si sono rifatte sotto Aeroflot, Air China ed Etihad, la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Se i cinesi appaiono interessanti ed interessati nell’ottica del rafforzamento italiano in un mercato dalle enormi potenzialità, i dirigenti di Aeroflot hanno detto che potrebbero diventare soci, e poi forze soci di maggioranza, soltanto sulla base di un serio piano industriale e finanziario, visto che a Mosca si pensa che Alitalia sia complementare al mercato russo.